domenica 28 giugno 2009

Daniela Catelli intervista Pascal Laugier



La trascrizione integrale dell'intervista a Pascal Laugier:


Partiamo da una domanda molto semplice: da quale parte della tua immaginazione ti è venuta l’idea di fare un film sul martirio nel senso etimologico del termine?

Pascal Laugier
Beh, è frutto della parte sofferente della mia psicologia. Come si può intuire ho scritto questo film in un momento in cui non stavo molto bene. Avevo proprio voglia di fare un film dell’orrore triste, questo era quello che mi interessava davvero, e non tanto fare una pellicola che disgustasse il pubblico. Martyrs è per me soprattutto un film sulla malinconia e non tanto un film dell’orrore nel senso più comune del termine. E’ veramente un film sulla solitudine, su ciò che vuol dire stare male e su quanto ci si possa sentire soli quando si soffre. In particolare, è una pellicola sulla sofferenza, nel senso della solitudine a cui questa conduce.

E’ sicuramente un film che sconvolge il pubblico, provocando malessere, ma allo stesso tempo lo trovo anche molto onesto, il che è sempre più raro attualmente. E’ il tuo modo di accostarti al cinema dell’orrore, ossia a questo genere, essere onesto e sincero senza fare ricorso a stereotipi?

Pascal Laugier
Effettivamente questo è uno dei tranelli e dei problemi del cinema di genere, in generale e dell’horror in particolare, ovvero la tendenza ad adottare sempre le stesso immaginario e lo stesso modo di fare, con il rischio che questo diventi un serpente che si morde la coda. Io francamente non amo molto la corrente horror che si prende gioco del genere e che strizza l’occhio agli spettatori. Io ho sempre preso il genere sul serio. Sia che vedessi L’Esorcista o Rosemary’s Baby, quando vedevo tutti questi classici della mia infanzia, li ho sempre presi sul serio. Guardavo ad essi come ad un’espressione poetica o realistica, qualunque fosse il genere. Persino i film di Dario Argento li ho sempre osservati con serietà, non li ho mai considerati kitsch, buffi o poveri, penso che siano delle storie inquietanti, anzi trovo che la vita stessa sia in fondo molto più terrificante o strana di qualsiasi film dell’orrore. Con questo voglio dire che ho sempre cercato di mettere sincerità all’interno del genere, perché quando ero più giovane ho sempre guardato i film degli altri con sguardo molto sincero.

Dunque ti piacciono i film degli anni Settanta e non quelli degli anni Ottanta?

Pascal Laugier
Amo molto i primi, ma anche l’horror degli anni Ottanta ha prodotto tante cose interessanti. Tuttavia c’è stata una frattura molto simbolica che secondo me è rappresentata da Scream di Wes Craven. Questo film per me è il demonio, tanto più che all’epoca questi titoli avevano molto successo e ritengo che film come questi abbiano ucciso il genere o che almeno abbiano tentato di farlo. Non si credeva più alle storie raccontate. Infatti è stato molto complicato fare un film dell’orrore nei dieci anni seguenti la sua uscita, perché il pubblico non ci credeva più. Bisognava sbeffeggiare il genere e mostrare che non ci si faceva fregare dalle storie narrate. Poi c’è stata un’altra ondata, di cui Martyrs spero faccia parte, che ha ripreso a considerare seriamente l’horror, senza prendersene gioco.

Ho letto alcune recensioni che parlavano del tuo film accostandolo al sottogenere chiamato “torture porn”, dicendo che però che il tuo film è molto diverso da questo. Io sono d’accordo. Tu che ne pensi?

Pascal Laugier
Si, non ho problemi con la denominazione “torture porn” perché viene dalla stampa di genere, che leggo e apprezzo. E’ una parolina che non vuol dire niente, fine a se stessa. E’ un’espressione inventata per definire una piccola corrente di film in cui si presentava un ritorno a un horror molto fisico e brutale, come le serie Saw, Hostel o simili e Martyrs è stato prodotto anche grazie a queste pellicole, perché in fondo sono andati bene, sebbene io, modestamente, cerchi di proporre qualcosa di molto diverso. Io sono francese, quindi non vedo perché dovrei fare un filmetto americano alla francese, non ha proprio senso. Comunque io apprezzo molto pellicole come Saw o Hostel, in qualità di spettatore non mi creano problemi, ma penso che basti guardare il mio film per accorgersi che non c’entra nulla con questi. Il modo in cui io tratto la sofferenza e la tortura rappresenta esattamente l’opposto di Saw e Hostel, è ancora una volta una maniera molto psicologica, triste e malinconica di trattare il dolore. Credo che la grande differenza tra Martyrs e i titoli che sono stati citati risieda nel fatto che io mi schiero sempre da parte delle vittime e che il mio film non propone affatto la violenza come forma di divertimento. Questo è il mio vero scopo.

Dimmi una cosa. Nel film l’anziana signora fa una distinzione fra vittime e martiri, perché i martiri sono quasi degli angeli, hanno delle visioni. Secondo te, nella vita e nella società è la stessa cosa?

Pascal Laugier
Effettivamente, a partire dalla parola e dalla sua etimologia, che indica coloro che hanno delle capacità ulteriori, ho dedotto, mettendola in relazione alla lingua, che significa esattamente il contrario di vittima, perché quest’ultima è qualcuno che si chiude in se stesso, che non sopporta la violenza che gli viene fatta e la brutalità che subisce e ne viene accecato, mentre il martire trascende. Diciamo che è una sorta di metafora, un’allegoria per dire che tutti nella vita dovremmo reagire alla sofferenza che proviamo. Ed effettivamente ci sono delle persone che resistono, ossia usano il dolore che provano per trascenderlo e guadagnare una forza supplementare, mentre moltissime persone, la maggior parte a dire il vero, al contrario si rinchiudono completamente in se stesse, con l’effetto, a lungo andare, di ridurre la propria forza. Quindi direi che potremmo tranquillamente vederci una metafora della vita reale e quotidiana. Non parlo di torture vere e proprie, che certamente nella vita non subiamo, ma mi riferisco a tutti i dispiaceri, alle delusioni d’amore o al cruccio di compiacere i genitori. La vita, si sa, è fatta di sofferenze, e mi interessava fare un horror che fosse una metafora a questo riguardo.

Per realizzare un film del genere, più che attori occorrono complici. Sono rimasta molto colpita dal tuo cast. Mi puoi dire che tipo di rapporto hai instaurato con le tue attrici e come hai lavorato con loro in situazioni così estreme?


Pascal Laugier
Si, effettivamente i ruoli erano talmente difficili che con Myrlène e Morjana abbiamo lavorato già prima di cominciare a girare, due-tre mesi a Parigi, non per ripetere le battute perché non sono scene che possono essere ripetute, ma piuttosto per trovare un legame di fiducia fra noi. Era necessario che esaminassi innanzitutto un punto prima delle riprese vere e proprie, per esempio per fare in modo che loro accettassero di piangere davanti a me, di sfogarsi di fronte a me senza più temere il mio sguardo su di loro, anche perché è facile piangere di fronte alla macchina da presa per un’ora, ma è ben più difficile riuscire a farlo per tutta la giornata. Puntando tutto sul primo piano e considerando che c’erano ancora dieci o undici, se non dodici ore di riprese, per quattro, cinque o sei settimane, questo sì che era complicato, una specie di maratona, e per farlo bisogna lavorare adeguatamente prima delle riprese per fare in modo che loro capiscano come funziona e come possano far scattare questa cosa dentro di loro.

E’ già molto difficile fare un film, figuriamoci un film come questo, immagino. Come hai fatto per ottenere i finanziamenti?

Pascal Laugier
Effettivamente da un punto di vista industriale ed economico questo film è un vero miracolo. Infatti disponevo di un budget piuttosto modesto, circa 2 milioni, e abbiamo girato in Canada, chiaramente per motivi economici, visto che è un paese meno caro della Francia. E poi soprattutto ho avuto la grande fortuna di trovare dei produttori e dei distributori che sono rimasti colpiti dalla sceneggiatura, che era estremamente precisa su ciò che si vede sullo schermo e quello che non vi compare e che come il film, almeno per me, è molto sentimentale. Inoltre l’intento non era affatto quello di disgustare il pubblico. E come per miracolo ho avuto la fortuna di trovare gente che l’ha capito, che è stata toccata dal film. So che i distributori, che hanno messo la metà del budget per poterlo girare, sono stati davvero colpiti e commossi dalla sceneggiatura, hanno capito che si trattava di un horror molto particolare e hanno riposto una tale fiducia in me da darmi il denaro sufficiente per fare le riprese. Si tratta certamente di un prototipo, è un film orfano, che non ha lanciato una moda in Francia. Non credo che Martyrs avrà sequel, così come per altri titoli avverrà lo stesso, è un film sperimentale. Mi è stato riferito, non sono io che lo dico, che il film viene visto dalla maggior parte del pubblico come una pellicola d’autore, un modo molto personale di inquadrare il cinema dell’orrore.

Nonostante il basso budget il film ha degli ottimi effetti speciali. Puoi raccontarmi qualcosa in proposito?

Pascal Laugier
Sì. La persona che si è occupata degli effetti speciali, Benoît Lestang, è morta alcuni mesi dopo la conclusione delle riprese. Era un amico, e per lui questo era un po’ il film della sua vita. Per Benoît, che era il responsabile degli effetti speciali di makeup più noto in Francia, Martyrs è stato una sorta di consacrazione, perché vi erano tutto un insieme di effetti che lui non aveva mai realizzato, ha fatto delle creature, insomma una serie di effetti molto diversi nel film. Ci tengo a dire che lui mi ha dato tutto, ha lavorato tutti i giorni per mesi e mesi per fornire tutto quello che vedete sullo schermo con un budget decisamente ridotto. Inoltre, insieme avevamo immaginato un modo tutto particolare per realizzare gli effetti speciali di questo film, volevamo che fossero chirurgicamente realisti. La vita reale, che è comunque malata, torturata e sofferta, è già spettacolare. Non avevamo bisogno di esagerare col mostruoso, del tipo effetti speciali all’americana, ma volevamo qualcosa di molto clinico che mostrasse il corpo umano sotto un profilo realistico. E’ una questione che mi interessava molto perché il corpo, soprattutto nel cinema francese, è stato sempre ignorato, si tratta sempre di dialoghi, cose veramente psicologiche, di cervelli senza corpo e mi interessava molto fornire una nuova visione a questo discorso, mostrare cosa vuol dire nella realtà ricevere dei pugni sul viso per mesi interi e cosa possiamo ricavarne.

Nel film ci sono dei personaggi che mi hanno colpito molto, ad esempio la vecchia signora. Come hai scelto l’attrice? Si trattava di una donna fin dall’inizio?

Pascal Laugier
Si, fin dall’inizio. Quando ho scritto la sceneggiatura sono stato molto attento al materiale che manipolavo, che era molto pericoloso, poiché il film poteva facilmente cadere in qualcosa di ideologicamente molto dubbio, tant’è che alla sua uscita ci sono state delle persone che non l’hanno tollerato dal punto di vista filosofico, accusandomi di essere un fascista e un misogino, di non amare le donne, tutta una serie di stronzate che ha sentito per anni anche Dario Argento, in base alle quali uccidere una donna in quel modo sullo schermo indica un atteggiamento misogino. Secondo me chi parla così è qualcuno che non capirà mai veramente cos’è il cinema fantastico. Penso inoltre che se c’è un film dalla parte delle donne sia proprio il mio, che le sostiene sempre, soprattutto quando soffrono. E in virtù di queste problematiche, quando scrivevo, per sfuggire a questa accusa di misoginia, mi sono detto che sarebbe stato molto interessante se fosse stata una donna a fare del male a un’altra. In questo modo volevo anche evidenziare un altro aspetto della misoginia, che consiste nel dire che le donne sono formidabili e gli uomini schifosi. Questa per me è una forma di misoginia all’inverso, è un modo di vedere uomini e donne. Per esempio nel contesto inglese Margaret Thatcher era il bene incarnato, un angelo, come quando si dice che se il mondo fosse governato dalle donne tutto andrebbe meglio. Io non ci credo affatto, per me sono solo stronzate, è un femminismo capovolto e trovo che sia privo di fondamento. Penso che ci sia del bene come del male sia negli uomini che nelle donne e trovo molto più sconvolgente e originale il fatto che sia una donna, e anziana, a torturarne una giovane.

E’ vero, e poi sembra una nonna…

Pascal Laugier
Si, esatto. Il mio film è costruito sugli archetipi del cinema fantastico, da cui parto sempre per poi trasformarli in qualcosa di fresco, nuovo e sorprendente, ma alla base c’è comunque l’archetipo della vecchia strega. Ecco, questo è il mio stile…

Parlami della reazione della stampa francese e soprattutto del pubblico al tuo film. Lo hai visto insieme al pubblico? Qualcuno è uscito sconvolto?

Pascal Laugier
Sì, quello che è stato sorprendente e per me anche positivo è il fatto che il film abbia creato una netta divisione fra la parte di pubblico che l’ha davvero apprezzato e quella che l’ha detestato, non c’è quasi una via di mezzo tra le due. E’ una pellicola che genera reazioni estremamente viscerali, radicali ed eccessive. Inoltre, è in grado di trasmettere una tale scarica di adrenalina e di energia negativa nelle persone da indurle, per reazione, a rigettarmela addosso, cosa che trovo assolutamente normale e legittima. Infatti, io accetto ogni tipo di reazione. Ci sono state persone che sono svenute in sala, altre che sono dovute uscire perché non sopportavano più la visione del film, qualcuno usciva in lacrime e altri mi volevano spaccare la faccia. Secondo me, quando si fa un film del terrore e si ha questo genere di reazioni è un po’ come quando si realizza un film comico e il pubblico ride molto, è lo stesso tipo di soddisfazione, ossia l’ultima cosa che vuoi provocare con un film simile è l’indifferenza, che in questo caso non è avvenuta. Sono stato difeso dalla stampa tradizionale, ma anche attaccato. E’ il tipo di film che ti obbliga a prendere una posizione netta quando lo vedi: non puoi guardarlo senza farti un’opinione. E’ un film che gioca sui limiti di ogni spettatore: c’è quello che ama i film dell’orrore ma non ha apprezzato il film, e chi di solito ama generi diversi ma ha gradito il mio. Non ci sono regole, è una questione molto individuale.

In effetti è un film che personalmente ho sofferto durante la visione, ma che ti resta addosso e ti fa pensare anche a distanza di giorni. Quando pensi a un film e lo crei, ce l’hai già in testa scena per scena visivamente o si tratta di un processo diverso? Avevi già le immagini di Martyrs in mente?

Pascal Laugier
Avevo fatto un primo film che era molto preparato, molto definito con gli storyboard, tutto disegnato, e sul set, al momento delle riprese, ho cercato di far rientrare la realtà nella preparazione, ma con Martyrs ho fatto esattamente il contrario. Non mi sono voluto limitare prima di girare. Avevo un’idea impressionista, sensitiva e istintiva del ritmo di ogni scena, di come girare il film sul piano dello stile e delle immagini e poi mi sono servito della realtà del set per dare sostanza alle riprese. Ho cercato di andare sul set con una mente aperta, cercando di vedere il film costruirsi sotto i miei occhi nel momento in cui giravo. Quindi è stato un processo totalmente opposto, ho imparato molto e desideravo farmi paura, ma temevo di essermi preparato troppo col primo film e che quindi qualcosa mi sfuggisse perché mi ero preparato eccessivamente. Mentre con Martyrs è stato l’inverso, se avevo qualche problema lasciavo perdere e risolvevo diversamente, non avevo più tempo e quindi passavo ad altro.

E adesso che farai? Hai già qualcosa in mente?

Pascal Laugier
Sì, ho tantissimi progetti. E’ vero che Martyrs è stata una sorpresa, ha fatto molto parlare di sé ed è uscito in molti Paesi. Ho avuto la possibilità di firmare diversi progetti americani, vedremo, non ho più vent’anni e non sono un adolescente, non mi faccio illusioni su Hollywood, che è un luogo che può fare molto male. Ma ho avuto l’opportunità di firmare diversi progetti molto interessanti e ora lavoro a 3-4 film contemporaneamente. Vedremo, è un’esperienza nuova, tutto qui.

Intervista di Daniela Catelli
Traduzione di Tania Clericuzio

mercoledì 10 dicembre 2008

il promo di Horror Night

Grazie ad un misterioso uploader eccovi il promo di Horror Night

mercoledì 12 novembre 2008

Horror Night

Finalmente torna l’horror in tv, su Coming Soon Television, in un programma settimanale di mezzora in seconda serata (dalle 23 e 30). Curato dall’esperta del settore Daniela Catelli (Ciak si trema, L’esorcista 25 anni dopo), Horror Night si comporrà di due parti: nella prima verrà illustrato un tema affrontato dal genere attraverso clip non censurate e interviste.

Ma la seconda parte – e questa è la novità – la fate voi! Giovani e promettenti autori di corti, volete lasciare il segno sullo spettatore con una vostra opera? Questo è il momento giusto per dimostrare cosa sapete fare! Scrivete a horrornight@comingsoon.it e vi invieremo la liberatoria da rimandarci firmata per ogni film, da spedire a:


Horror Night - Coming Soon Television – via A. Allori 9 00142 Roma.

La selezione dei lavori, editi o inediti, sarà fatta a nostro insindacabile giudizio, e i lavori inviati, anche se non andati in onda, non saranno restituiti. Ogni film verrà accompagnato da una scheda sull’autore: inviate dunque anche i vostri curricula, links a siti o blog e le eventuali recensioni ricevute.

Per esigenze di messa in onda il corto dovrà avere una durata massima di 10 minuti e, ovviamente, una certa qualità professionale. Se volete dunque fare vedere i vostri lavori, e dare al pubblico della tv e della rete la possibilità di scoprire il nuovo George A. Romero o il futuro Dario Argento, non siate timidi: vi aspettiamo numerosi e agguerriti, perché l’horror non è morto come vorrebbero i suoi detrattori, e voi potreste anche dimostrarlo!


giovedì 16 ottobre 2008

La nebbia è dentro di noi (The Mist)

Era tempo che aspettavamo un film di genere che sapesse divertire e intrattenere il pubblico in quanto tale, e al tempo stesso trascendesse i limiti degli stereotipi dell’horror per diventare qualcosa di diverso, come accadeva ed accade, ad esempio, coi film di George A. Romero. Il racconto di King– inserito nella raccolta “Scheletri” – è un bellissimo spunto di partenza, ed una delle storie più lovecraftiane dell’autore. Un gruppo di varia umanità dopo una tempesta improvvisa quanto violenta si trova assediato, all’interno di un grande supermarket, da una nebbia scesa a valle dalle montagne, al cui interno si manifestano orribili creature da incubo.
Darabont trasporta visivamente sullo schermo questo mondo, senza rinunciare a calcare la mano sull’effetto shock e su quello che si aspetta e diverte l’appassionato di cinema dell’orrore. Ma va ben oltre, cambiando il finale della storia (con l’entusiastico consenso dello stesso King) e facendone un apologo disperato e pessimista sulla condizione umana in questo mondo. Gli assediati nel market siamo noi, oggi. Così come gli zombie romeriani, come ha sempre dichiarato il maestro di Pittsburgh, siamo noi. Darabont concentra l’attenzione sul paradosso tipico di questo genere di storie: i mostri sono fuori, ma quelli più pericolosi sono proprio quelli all’interno, che in condizioni estreme non tardano a balzar fuori. Gli uomini schiavi della paura e del pregiudizio sono pronti – come la cronaca di questi giorni ci dimostra - a scatenarsi con violenza sui propri simili. (...)

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domenica 24 agosto 2008

Daniela Catelli su X-Files Blue Book

In occasione dell'imminente uscita nelle sale del film X-Files I Want to Believe si è materializzata sul sito X-Files Blue Book una bella intervista a Daniela Catelli che - ricordiamo - negli anni 90 collaborava alla rivista ufficiale della fortunata serie televisiva.

Massimiliano G. , il webmaster del ricco sito per appassionati del mondo di X-Files, è stato così gentile da mettere una grande immagine della copertina di Ciak si trema - Guida al cinema horror a corredo dell'intervista di cui riportiamo le primissime battute:

MG: Il tuo nome è legato a uno dei primi prodotti più amati dagli x-philes italiani: la rivista ufficiale curata da Cinquemani e Ruggiero. L'unico vero punto di riferimento per gli appassionati in un periodo in cui internet non era ancora accessibile a tutti. Che ricordo hai di quell'avventura ? E credi che oggi, un'esperienza editoriale di quel tipo possa essere riproposta per i telefilm più in voga del momento o è impossibile a causa dell'immediatezza del web che ormai riesce a soddisfare la sete di informazione dello spettatore?

DC: Bella domanda, sono cose su cui mi sono molto interrogata anch’io. Parto dalla seconda parte per risponderti. Io credo che internet sia preziosissima come fonte di notizie immediata, ma non abbia la capacità di approfondimento che può avere una rivista. Intendiamoci, oggi la stampa di settore è in netta crisi, ma vuoi mettere la soddisfazione di sfogliare delle pagine piene di foto e articoli non solo informativi ma anche critici? Oggi esistono dei magazine dedicati ai telefilm in genere, non conosco le loro tirature e personalmente non amo il fatto che parlino di tutte le serie, a me piacerebbe tantissimo leggerne di monografici ma in questo senso penso che quella di X-Files sia stata un’esperienza unica.

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lunedì 9 giugno 2008

Ciak si trema su Sentieri Selvaggi

Sul sito sentieriselvaggi.it fa bella mostra di se la copertina di "Ciak si trema - guida al cinema horror" a corredo della magnifica recensione di Carlo Valeri, uno degli autori di "Il buio si avvicina" (Dino Audino Editore - 192 pagine, 18,00 euro) , a cui va il nostro sincero e anche un po' imbarazzato ringraziamento per le splendide parole che ha voluto dedicarci:

Con l'entusiasmo sovversivo e innamorato della mangiatrice di cinema e la competenza di chi conosce l’argomento in ogni minima sfaccettatura, Daniela Catelli elabora un testo ricco di informazioni storiche e acute analisi critiche. Un manuale prezioso e di assoluta passione cinefila, imperdibile per gli amanti del genere ma anche per chi ha deciso solo ora di avvicinarsi all’orrore su grande schermo. Grande precisione filologica e molta attenzione sia alle cinematografie che agli autori emergenti.
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mercoledì 28 maggio 2008

Happy Birthday, Master !

Joe Lansdale non è l’unico artista della penna che ho l’onore di poter considerare “amico”. C’è anche uno straordinario scrittore spagnolo pubblicato nel nostro paese, Juan Manuel De Prada, che oggi a Roma presenta il suo nuovo romanzo, “Il settimo velo” (Longanesi). Ma soprattutto c’è Danilo Arona, colui che nel corso degli anni – e sono ormai parecchi – sono giunta ormai a considerare la mia metà oscura, anche se non è cattivo come Alexis Machine. Sta di fatto che tra noi - che viviamo lontani e non ci siamo mai frequentati nella quotidianità – si è creato un legame profondo di pensieri e parole che ci ha portato a scrivere un libro insieme (“L’Esorcista, il cinema, il mito”, Falsopiano), e che lui ha riassunto in modo mirabile e spiritoso nella straordinariamente lusinghiera e commovente introduzione alla nuova edizione del mio “Ciak si trema”. Insomma il nostro è un amore senza congiunzione carnale, un platonico incontro di sensibilità.
Solo che lui, al contrario di me, bazzica con cose che a me fanno un po’ paura… non so come faccia, ma quando leggo un suo romanzo (ne ha scritti molti e tutti belli, consiglio soprattutto “Palo Mayombe” : per la bibliografia completa vi rimando al suo sito www.daniloarona.com) o un suo racconto, ho la netta sensazione che quest’uomo conosca davvero il lato oscuro che è il vero cuore della realtà che vediamo, e che in qualche modo riesca a prevedere o anticipare il futuro, le mosse di potenti nemici occulti che prosperano indisturbati in questi tempi di epocale malvagità.
Sarà la sua conoscenza di studioso delle sette sataniche che abbondano nel Nord dove vive, la sua passione per il cinema e la letteratura horror, la sua capacità da vero Gemelli di cogliere l’unheimlich che si nasconde nel quotidiano, ma Danilo è uno che ti mette i brividi.
Giorni fa mi ha inviato il suo nuovo racconto, “Santanta” (Perdisa editore). Lo spunto di partenza è il Santa Ana, il vento terribile che devasta ogni anno la California e le ville delle star propagando gli incendi, e che fa fare alla gente cose strane e orribili, scatenando la violenza latente dentro di loro. Sarà una coincidenza, ma oggi a Roma soffiava un vento simile, caldo e gravido di minaccia, e sono accadute e continuano ad accadere cose terribili e violente… Dietro il Santanta si nasconde una tremenda entità indiana (sì, insomma, nativo-americana) e forse questo mio ponentino imbastardito e infuocato di polvere del deserto non nasconde altro che i mutamenti climatici legati al famigerato effetto serra. Eppure il dubbio mi resta. Il fatto è che dopo aver letto i libri di Danilo Arona, è impossibile continuare a vedere le cose con gli occhi di prima.

Daniela Catelli, 28 maggio 2008 (cento di questi giorni, magister!)

lunedì 26 maggio 2008

Joe Lansdale con Ciak si trema

Non capita tutti i giorni di incontrare Joe Lansdale e alla fine di una lunga, rilassata e illuminante intervista chiedergli di firmare qualcuno dei suoi libri ed essere richiesti a sua volta di dedicargli il proprio… che uomo, che simpatia, che intelligenza in questo texano aperto ed espansivo che sembra di conoscere da sempre dopo aver letto i suoi libri da oltre vent’anni! Adesso tutti lo conoscono, ma mi ricordo quando lessi per caso alcuni suoi racconti in un’antologia, e trovai poi su una bancarella i volumi del Drive In editi da Urania Mondadori, che lessi e divorai, cercando poi in giro in inglese tutto o quasi – la sua è una produzione quasi sterminata – quel che aveva pubblicato, fumetti inclusi. Poi, dopo la consacrazione, Einaudi e Fanucci hanno strappato a Mondatori la priorità sulle sue opere e hanno recuperato tutti i suoi testi dando loro l’importanza che meritavano, dalla fantastica serie di Hap e Leonard alle sue prime opere, come Dead in the West che esce adesso col titolo di La morte ti sfida e che è il suo terzo romanzo. Abbiamo parlato di tutto, delle sue letture da bambino, dei film (molti, in futuro!) tratti dai suoi libri, del suo stile, della violenza di certi temi e delle sue irresistibili, divertentissime metafore. L’intervista la vedrete presto su Coming Soon Television e la leggerete integralmente sul sito della tv. Per ora vi regalo una foto della sottoscritta col grande Joe che tiene in mano – chi l’avrebbe mai detto la prima volta che gli scrissi una email tanti anni fa! – una copia del mio Ciak si trema.

Daniela Catelli

Sul sito di Coming Soon Television potete leggere e vedere il video di tutta l'intervista a Joe Lansdale

sabato 24 maggio 2008

Ciak si trema è contro gli spoiler

Ciak si trema ha orrore degli spoiler e supporta la petizione promossa da Robert Bernocchi su badtaste.it

"Perché tanti giornalisti italiani ritengono che rivelare la trama di un film a tradimento sia un'ottima idea? Per opinione personale, le ragioni sono due. La prima è che è molto più comodo riempire lo spazio a disposizione raccontando piattamente una storia, fin nei minimi dettagli, piuttosto che tirar fuori dei pareri personali (cosa che peraltro constringerebbe il giornalista ad esporsi e non è detto che lo voglia fare). La seconda è che i professionisti del settore nostrani amano tanto pontificare e non si preoccupano se per farlo spoilerano a mani basse."(...)

Leggi tutto su badtaste.it



venerdì 23 maggio 2008

Ciak si trema ancora su Radio Popolare

Fonti ben informate ci hanno comunicato che domenica 25 maggio intorno alle ore 16:10 Ezio Degradi di Radio Popolare parlerà di Ciak si trema - Guida al cinema horror nel corso di Giro del tempo , "una trasmissione musicale a 360° sia per generi che per periodi temporali. Comprende rubriche mensili che si occupano di cucina (?), fantasmi, raccontini di fantascienza del passato che in qualche modo ci hanno azzeccato (Sonde nel futuro o Sonde dal passato, dipende da come gira al conduttore). Un altro pilastro della trasmissione è il brano o disco del mese che viene proposto settimanalmente. Quando è il caso, intervengono, in studio o telefonicamente, ospiti che presentano iniziative, libri, riviste, CD."

Noi per sicurezza ci siamo già sintonizzati, vi consigliamo di fare altrettanto.

Per ascoltare RadioPop in diretta cliccate sul bannerino qui sotto

radio popolare in diretta

sabato 19 aprile 2008

585 grazie

Vorrei ringraziare una ad una le 585 persone che hanno letto il mio libro, ma siccome non so chi sono, a parte forse una ventina, mi accontento di farlo collettivamente. Questi a oggi sono i dati di vendita (dall'uscita del libro, nemmeno sei mesi) che mi ha comunicato il mio editore. E' tanto, è poco? Secondo me, conoscendo lo stato della saggistica cinematografica in Italia, non è poco per un libro che si è autopromosso e di cui gran parte della stampa ancora ignora l'uscita. Voglio dunque ringraziare Claudio per aver creato questo blog, tutti coloro che mi hanno onorato della loro stima e soprattutto voi, che avete comprato il mio libro sulla fiducia, sperando di non avervi deluso. E c'è ancora tempo per sperare di arrivare alle 1000 copie, anche se qualcosa mi dice che toccherà rimboccarsi le maniche... Grazie ancora!
Daniela Catelli

martedì 15 aprile 2008

Ciak si trema in sartoria

Mario Bava in Sei donne per l'assassino ha portato l'horror in sartoria, non stupisce quindi che Ciak si trema abbia trovato spazio tre le letture di una modellista sartoriale che su MySpace si firma SvBabooshka.
Riportiamo quindi con molto piacere la sua bella recensione,
perchè è utile ricordare che la guida al cinema horror di Daniela Catelli non è stata pensata per un pubblico "professionale" e "fanatico" del genere.


Perché leggere un manuale dedicato al cinema Horror?
Semplicemente per rivivere alcuni piccoli brividi che fanno parte di emozioni e magari riuscire a trovare spunti per provarne ancora.
Il libro è piacevolissimo, scorrevole, non tralascia nulla. Dedica un capitolo per ogni categoria horror, specificandone il simbolismo, raccontando aneddoti e riuscendo ad evidenziare particolari che durante la lettura riportano alla mente le immagini. Inoltre ci porta a fare delle riflessioni…
Se vi ha incantato la, Biancaneve degli insetti, protagonista di "Phenomena", che in altre occasione ha girovagato per labirinti assieme a un cattivo D. Bowie. Se una canzoncina infantile la associate a un colore rosso, profondo. Se considerate la protagonista di una favola nera la bella Lisa che immersa in una pellicola dai colori onirici, incontra il diavolo. O magari siete stati affascinati dal volto inquietante di Barbara Still, senza maschera…
Non vi sdegna assistere alla trasformazione dettagliate di un uomo in lupo. E di un altro che diventa mosca. Non vi porta ad avere incubi notturni vedere sgozzamenti e i salassi fatti da vampiri.
Se i serial killer, sulla pellicola, non vi spaventano e lasciate che la pioggia di sangue cada. Se Tarantino e Rodriguez li guardereste dal tramonto all'alba, magari nei Grindhouse.
E se l'unica paura che avete è che la metafora degli zombi sia la realtà in cui la nostra società ci sta portando…Allora questo libro fa per voi con i suoi…Demoni e meraviglie… Ricordano però che ognuno di noi ha il suo diavoletto da esorcizzare. E le meraviglie non sempre sono belle d'aspetto e quelle belle non sempre sono buone.

Citazioni dal libro:

…La verità, alla fine, è che stiamo parlando di film, di passioni un po' insane e di bambini che non vogliono saperne di crescere…( dalla prefazione di Danilo Arona)

Sapete com'è, a furia di vedere degli Horror, si deve sovente lottare con i propri fantasmi personali. (dalla prefazione di Danilo Arona)

…La paura è forse la più antica delle nostre emozioni.

...La distanza tra bene e male ormai così vasta che è impossibile camminare sui margini, restare in equilibrio sull'orlo del precipizio. I cattivi oggi sono mostri senza scrupoli e senso morale mentre i buoni sono impotenti, divisi e con armi spuntate, senza la forza di unirsi e controbattere le loro offensive. Bin Laden, la rete mondiale dei pedofili, le guerre preventive, le pulizie etniche: viviamo in un modo così incasinato che nemmeno il genere più sovversivo per eccellenza, l'horror, sembra in grado di commentarlo o esprimerlo con nuove incarnazioni della paura e del fantastico, o anche solo di esorcizzarlo accentuando il proprio aspetto catartico e vicario.

…la morale di tutta la storia è che i mostri siamo noi, che abbiamo perso completamente il contatto con la natura, la sessualità, la nostra parte istintiva e la capacità di vivere in comunità.

…l'eterno scontro tra civiltà e natura che oggi vede sempre più spesso soccombere chi non è capace di sfoderare zanne e artigli e cerca di farsi largo con la voce pacata della ragione.

…Mutare significa, in questi film, essere costretti a confrontarci, con una situazione che per il solo fatto di verificarsi trasforma il mondo intorno a se, ripensare le proprie categorie morali ed estetiche, abbracciare una visione relativista del mondo, non accettare sempre le regole fatte su misura per gli altri.

Le paure che si leggono (…) negli horror riusciti o meno dell'inizio del terzo millennio, post 11 settembre, sono facilmente riconoscibili, e sono essenzialmente legate alla perdita di valore della vita umana in una società che ha estremizzato i dettami utilitaristici del capitalismo, e in cui la sopravvivenza del più forte è da intendersi in senso letterale.(…) Il più forte è colui che ha le armi, i soldi, il potere. È per farlo vivere che qualcuno può usarci come carne da trapianto e per farlo divertire che c'è gente disposta a massacrarci. (…) Gli zombi siamo ancora e sempre noi, inascoltati, impossibilitati a cambiare la realtà morale e politica di un paese che ci manda al macello per interesse privato mascherato da giusta vendetta. (…) In un mondo senza più certezze, nemmeno quella della sopravvivenza quotidiana, siamo in pena per noi e i nostri cari, e affrontiamo ogni giornata con la consapevolezza che potrebbe essere l'ultima. L' horror del primo decennio e dell'anno Duemila è confuso, sporco frammentario come la vita che conduciamo, si alimenta dei nostri fantasmi: nonostante oggi comunichiamo con tutto il mondo nello spazio di pochi secondi, non è mai stato tanto difficile vincere la paura della solitudine.

…I veri zombi, sosteneva Romero, siamo noi, schiavi del consumo, dell'egoismo, di una società edonista e mercenaria.

Siamo tutti rinchiusi in un lager: a noi la scelta se morire con dignità, abbattere le barriere, o finire sbranati da quello che abbiamo scelto di ignorare, e che non siamo preparati ad affrontare.

Ascoltando: "Zombi" Goblin. "Zombi Holocaust" Nico Fidenco. " Quella villa accanto al cimitero", " L'aldilà…tu vivrai nel terrore" Fabio Frizzi. " Synphonic Holocaust" Morte Macabre. "La Casa", "La Casa 2" Joseph LoDuca.

Daniela Catelli è di Casa su FilmTV

Daniela Catelli è stata ancora ospite su FilmTV, questa volta con un suo pezzo a corredo della locandina che si trova al centro della rivista. Ve lo riportiamo integralmente.


Mi capita raramente di rimpiangere di non essermi trovata da qualche parte, ma quando alcuni amici mi hanno raccontato il loro incontro, nel giugno 1984, con un ragazzetto americano magro e sorridente in un bar di Cattolica, ho provato una fitta di sincero dispiacere per aver iniziato la mia frequentazione del mitico e compianto Mystfest solo nel 1986. Quel mite ventiquattrenne è infatti Sam Raimi, venuto a presentare il suo iconoclastico e parossistico The Evil Dead, accolto in America con grande scalpore l’anno precedente e pronto per l’uscita italiana a fine agosto. Da noi viene ribattezzato La casa, titolo che dà il via a un filone interminabile rinominando rip-off, sequel e qualunque horror in cui quattro pareti racchiudano oscuri segreti (in pratica tutti).
Il capostipite involontario di questo fenomeno nasce grazie a un violento corto di 30 minuti, Within the Woods, girato nel 1979 da Samuel Raimi, Bruce Campbell e Rob Tapert, tre amici del Michigan cresciuti a pane, film, fumetti e Three Stooges.
Usando il film come biglietto da visita, questi tre bravi ragazzi della middle-class locale, autori fin da piccoli di decine di corti in super8, per lo più a soggetto comico e western, improvvisano una colletta tra parenti, amici e conoscenti. Con i 90.000 dollari raccolti realizzano The Book of the Dead (ovvero il Necronomicon di Lovecraft), titolo cambiato prima dell’uscita perché la parola libro pare poco appetibile per gli hardcore fans dell’horror americano. 15 pagine di copione, il fido Campbell, amici ed ex compagni di liceo come interpreti, e sul set la tipica atmosfera dei campfire tales: un campeggio un po’ folle in cui tutti si impegnano al massimo per evocare l’orrore della storia e gli attori vengono letteralmente torturati ai fini della riuscita del film.
Dati gli effetti speciali al risparmio, i nostri indossano lenti a contatto speciali con cui non vedono niente e restano a lungo sepolti nel gelido terreno del luogo agitando arti e teste che devono sembrare staccati dal corpo. E come in ogni low budget che si rispetti da che mondo è mondo, non ci sono orari sindacali, ma si lavora fino a 16 ore al giorno. Tom Sullivan, che ha un background di animatore stop motion e illustratore, armato di litri di appiccicoso Karo Syrup, lattice liquido e spray, cotone, gesso a presa rapida, creta e coloranti per cibi, realizza il makeup del film, dal Book of the Dead ai Deadites, le creature possedute. Dal canto suo Tim Philo sopperisce alla mancanza della steadicam inventandone dei rudimentali e artigianali sostituti dai nomi pittoreschi come shakey-cam e vasil-cam.
Ne viene fuori un film fantastico, non certo per la storia, elementare e ripetuta con poche variazioni nel sequel-remake che gli darà lo stesso Raimi, e densa di omaggi al limite del plagio ai primi film di Wes Craven e all’’Esorcista di William Friedkin: alcuni liceali in vacanza in una baita isolata nei boschi del Tennessee scatenano dei feroci demoni sumeri che si impossessano di loro trasformandoli in mostri assassini. La casa ha in sé tutta l’energia febbrile, feroce e vitale che apre la grande stagione dello splatter, è uno straordinario rollercoaster visuale e tecnico che travolge uno spettatore non abituato a quei ritmi offrendogli un mix di divertimento, disgusto e paura in un racconto che ricorda le migliori fiabe della nostra infanzia, dove però ad accogliere la principessa perduta non c’è una graziosa casetta abitata da 7 miti creature ma spiriti maligni che reclamano il possesso delle sua anima.

Daniela Catelli © FilmTV - anno 16 n.15

lunedì 14 aprile 2008

Ciak si trema su Il Sole 24 ORE.com

Al ritorno da una settimana di vacanza trascorsa sotto la pioggia è stata una gradita sorpresa scoprire che almeno Ciak si trema- guida al cinema horror ha trovato un posto al sole.
Per questo dobbiamo rendere grazie a Boris Sollazzo che ha scritto la bella recensione apparsa su Il Sole 24 ORE.com che vi proponiamo qui sotto.



Ciak si trema: guida alla paura al cinema
di Boris Sollazzo

Chi ha paura di Daniela Catelli? Forse tutta quella critica paludata e paludosa che ha paura ad esprimere giudizi ma non si vergogna di essere schiava di pregiudizi. Mix pericoloso che porta a stroncature e disattenzioni nei confronti di generi preziosi ed essenziali come l'horror. Daniela è l'autrice di "Ciak si trema- Guida al cinema horror", edito da Costa & Nolan, versione rivista e (s)corretta dell'omonima opera in due tomi uscita per Theoria nel 1996. Undici anni hanno cambiato molto, se non tutto. La definitiva affermazione di internet, la lenta agonia del cinema di paura, a causa di timori reverenziali verso i grandi maestri del passato e di terrori reali che sono esplosi nel mondo, da Bin Laden ad Abu Grahib e Guantanamo. L'autrice ha molti pregi: una profonda conoscenza del cinema, un rapporto sereno con la paura, una mentalità aperta che le consente analisi diverse e acute. Il libro è un saggio i cui capitoli non sono frutto mero di enciclopedismo ma di un percorso a tappe, a temi, in cui l'horror viene sviscerato dalla A degli antenati (interessante excursus nel passato e nelle origini) alla Z degli eterni, in tutti i sensi, zombie.
continua

articolo segnalato anche su News Control di Repubblica.it

venerdì 21 marzo 2008

Buona Pasqua da Ciak si trema

Salve miei 4 annoiati lettori. Sicura di farvi cosa gradita vi segnalo che nell'uovo di Pasqua quest'anno, invece dei soliti portachiavi e inutili gingilli, potete trovare un bellissimo libro scritto dal mio amico e protegé Paolo Zelati. Si intitola "IL SIGNORE DEL MALE. Il fantastico realistico nel cinema di John Carpenter", e oltre a una disamina approfondita e appassionata del cinema politico di un grande maverick della celluloide, contiene una lunga e bellissima intervista al regista e ai suoi attori feticcio. Imperdibile. Bellissima l'edizione (Unmondoaparte), un po' meno bello il prezzo (24 euro) ma giustificato dalle foto e dal contenuto. La prefazione è di Valerio Evangelisti e la postfazione - di cui vado molto orgogliosa - di me medesima. Che aspettate? Accattetevillo! Buona Pasqua a chi ci crede e a chi crede solo alle virtù terapeutiche delle uova di cioccolato, come la sottoscritta.
Daniela Catelli

martedì 18 marzo 2008

Ciak si trema su Matrix

I maschietti più attenti sul numero di gennaio-febbraio 2008 di Matrix hanno avuto modo di trovare, oltre al calendario (che mi sono perso ... maledizione!), la segnalazione di Ciak si trema - guida al cinema horror di Daniela Catelli.

Un grazie di cuore al Caporedattore Eleonora Saracino e a Flavio Viscontesi.

la pagina con la segnalazione

venerdì 7 marzo 2008

Ciak si trema sulla Rivista Del Cinematografo

Sul numero di marzo della Rivista Del Cinematografo in edicola in questi giorni è presente una segnalazione di Ciak si trema - guida la cinema horror di Daniela Catelli.

Grazie per il passaggio.

La pagina con la segnalazione

martedì 26 febbraio 2008

Ciak si trema su FilmTV

copertina FilmTVSu FilmTV in edicola questa settimana potete trovare una bella recensione di Ciak si trema a firma di Mauro Gervasini.

A nome di Daniela ringrazio Mauro e FilmTV per il prestigioso spazio che hanno voluto dedicarle.

Nel link qui sotto potete trovare la scansione della pagina di FilmTV

vedi articolo

giovedì 14 febbraio 2008

STORIE DI COPERTINA (ultima parte)

Sono passati oltre 3 mesi dalla pubblicazione del mio libro, e tutto tace. Non che pensassi di aver scritto qualcosa degno di apparire nei salotti televisivi e letterari italiani, ma a parte il lusinghiero apprezzamento degli appassionati, tra cui anche lo scrittore spagnolo Juan Manuel De Prada e il comic book artist Stefano Raffaele (leggete i loro lavori, sono fantastici), nada de nada. Soprattutto, mi duole ma non mi sorprende dirlo, tace l’editore, che mi ha abbandonato al mio destino. Nessuna traccia dell' anticipo di 300 (trecento) euro lordi, nessuna risposta alle mail se sono scritte cortesemente e non lasciano trapelare un minimo di nervosismo, nessuna risposta a domanda diretta, nessun modo di sapere se a parte le recensioni procurate da me medesima qualche copia inviata da loro (a chi? Mistero!) è andata a buon fine. A richiesta in merito oggi mi è stato risposto che quelle di cui sanno sono sul loro sito nella sezione Stampa: ho controllato, e sono quelle dovute a me e inoltrate a loro per conoscenza. Strano: pensavo che un editore che certo non è l'ultimo arrivato né il più piccolo sul mercato avesse un ufficio stampa, visto che ce lo aveva anche Puntozero che era minuscola e che mi seguì dall'inizio alla fine e anche oltre.

E ora facciamo un passo indietro e cominciamo dall’inizio. Vi siete mai chiesti come nasce la copertina di un libro? Sinceramente non mi ero mai posta il problema, visto che in precedenza non me ne ero mai dovuta occupare, tranne che nel caso del libro su Friedkin, in cui mi avevano chiesto di scegliere una foto, che a cose fatte era stata apprezzata moltissimo dallo stesso soggetto del libro (mai pagato una lira di diritti, e lui lo sa). Stavolta la faccenda è stata un po’ più complicata, e se vi ha sorpreso la copertina di Ciak si trema, beh, devo rivelarvi che la prima a essere sorpresa sono stata io.

Daniela Catelli

STORIE DI COPERTINA (ultima parte)

La storia di come si è giunti alla copertina della nuova edizione di “Ciak si trema – guida al cinema horror” merita di essere raccontata.

In giugno la casa editrice chiede a Daniela se ha un’immagine da proporre per la copertina, il più possibile attuale e che rimandi magari all’horror giapponese.

Daniela non si è mai occupata direttamente delle copertine dei suoi libri e gira la richiesta a me, non perché io sia un esperto del settore, ma perché sa che ho dimestichezza nella ricerca di immagini in internet.

Mi tuffo nel mare magno del web e riemergo con questa immagine promozionale di Grudge 2 molto suggestiva.

Avendo del tempo da perdere con due colpi di photoshop creo una copertina sullo stile di quelle di costa&nolan.

Dani è entusiasta e gira la copertina al suo contatto presso l’editore che trova l’immagine “molto bella e di impatto” e ci fa richiesta della foto originale in alta risoluzione, foto che ovviamente non possediamo, pertanto Daniela suggerisce di rivolgersi alla distribuzione del film.

Fin qui tutto facile.

Qualche tempo dopo l’editore fa sapere di aver contattato direttamente la produzione e che questa ha chiesto la cifra di 10.000 (diecimila) dollari americani per i diritti.

Cifre fuori portata per chiunque non sia l’editore di un bestsellerista.

Inutile dire che Daniela è dispiaciuta di non poter avere la copertina così come l’avevo pensata.

Il suggerimento che diamo è allora quello di creare una immagine simile, in fin dei conti si tratta di un buco nella carta e di un occhio, non dovrebbe essere difficile da ottenere con programmi di grafica professionali.

Mandiamo quindi questo mio veloce autoscatto a titolo di esempio.

Passa il tempo e della copertina non si sa più nulla, anche perché Daniela prende la decisione di lasciare la cosa agli addetti della casa editrice.

Arrivano quindi delle proposte di copertina.

Lo stupore è di vedere tra queste lo stesso occhio - quello da 10.000 $ - tagliato diversamente.

In una addirittura ci sono due occhi di Grudge 2. ... roba da 20.000 dollari.

La domanda che sorge spontanea è: ma perché allora non utilizzare la prima immagine proposta?

Daniela tiene per se la domanda e si rimette alla scelta dell’editore.

Arriva quindi una email con quella che sembra essere la copertina finale: stesso occhio ma su sfondo nero.

Dani - esausta - risponde che per lei può andare.

E invece no, arriva una nuova email con la copertina definitiva che sta andando in stampa con il libro, e indovina un po’?

Hanno usato il mio occhio!

Cavolo! Sono diventato un cover boy!

Certo che a saperlo avrei fatto la foto con più cura, l’avrei ritoccata un pochino e soprattutto avrei usato un foglio diverso … perché vedete … i segni che si vedono son mica simboli magici o cosa … è la lista della spesa!

martedì 29 gennaio 2008

Ciak si premia

Alzi la mano chi è a conoscenza del fatto che gli zombi si nascondono anche tra gli omini del Subbuteo?

Ebbene sì, una particolare tipologia di “omino” del Subbuteo è chiamato zombi dagli appassionati del calcio a punta di dito, e Daniela Catelli lo sa.

Per questo motivo ha messo in palio una copia del suo Ciak si trema in occasione della “Coppa Carnevale”, una splendida manifestazione organizzata dagli amici dell' Old Subbuteo Club Capitolino tenutasi a Roma il 27 gennaio.

Il premio denominato “io non ho paura” andava a chi otteneva la peggiore differenza reti durante il girone di eliminazione ed è stato vinto da “MostroJoe” .

Congratulazioni!

mostrojoe, a destra nella foto, riceve l’ambito premio dal vostro blogger

venerdì 25 gennaio 2008

Nessuna foto per Ciak si trema

In previsione della presentazione di Ciak si trema mi ero raccomandato più e più volte: "Porta la digitale e vedi di scattare un po' di foto per il blog!"

Anche al cellulare, poco prima dell'inizio della serata:"Ricordati le foto"

Niente da fare!

Per punizione ho quindi assegnato a Daniela un compito scritto dal titolo:

La presentazione di Ciak si trema

Claudio mi ha - giustamente - rimproverato di non aver fatto foto alla presentazione del 21 gennaio scorso. E in effetti ne sarebbe valsa davvero la pena, fossi un po' meno svanita e più attenta a certi particolari.
Intanto per la cornice: la Libreria del Cinema di via dei Fienaroli, di comproprietà di 16 note persone tra critici, registi, attori, sceneggiatori e produttori, una formula a quanto mi risulta davvero unica che opera felicemente dal 2004. Non è un posto dispersivo e anonimo come una qualsiasi Feltrinelli. E' un luogo per amanti del cinema, in pieno centro di Trastevere ma in una zona relativamente tranquilla, accogliente e caldo, un piccolo rifugio per chi queste cose le ama davvero.
E poi per il pubblico: appassionati, amici, colleghi, giovani registi (Gabriele Albanesi), aspiranti critici, esperti sceneggiatori (anche il grande Gianni Romoli, quello del versante horror e non autoriale, è della partita). Un pubblico competente, coinvolto, che interviene più volte nel corso della serata. I ragazzi de Il buio si avvicina, Fabiana Proietti e Carlo Valeri, si rivelano preparati, sfoderano una buona dialettica e hanno un background e dei modelli sicuramente molto diversi dai miei, ma proprio per questo stimolanti. Ci confrontiamo su tutto: gli archetipi della paura, Rob Zombie, i remake, i videogiochi, la crisi, la morte/quasi morte, la rinascita probabile del genere... si potrebbe andare avanti per ore, supportati dallo splendido MC Flavio De Bernardinis, dall'arguto Sergio Bassetti (il docente che tutti vorrebbero avere) e dall'intenso Egidio Eronico, che il genere lo ama davvero, lo frequenta, lo conosce forse più di tutti i presenti. A malincuore si chiude ma l'atmosfera è allegra, le facce sorridenti, gli autori soddisfatti. E allora uno pensa (ed è questo che ti frega!): ma che importa se non vedrò mai un euro di quanto mi spetta e non saprò mai quante copie ho venduto: parlare di cose che ami con gente che le ama - per parafrasare una pubblicità - non ha prezzo.

Daniela Catelli

giovedì 24 gennaio 2008

Ciak si trema su Radio Popolare

Giovedì 24 gennaio alle ore 11:45 Daniela Catelli sarà intervistata da Mauro Gervasini nel corso di Zoe - un programma di Radio Popolare - dove ogni giorno in diretta artisti, attori, fotografi, musicisti, scrittori, cuochi, architetti e registi raccontano il loro lavoro e si confrontano su alcuni temi sempre aperti.

Per l'occasione Ciak si trema si è fatto okkupare dallo striscione della radio.

Zoe - a cura di Mauro Gervasini, Marina Petrillo e Ira Rubini - va in onda dal lunedì al venerdì in diretta dalle 11:30 alle 12:30 e in replica dalle 21 alle 22

Per ascoltare RadioPop in diretta cliccate sul bannerino qui sotto

radio popolare in diretta

mercoledì 23 gennaio 2008

Ciak si trema: bibbia del cinema horror

Qualcuno pensa che Ciak si trema sia una bibbia del cinema horror, almeno a leggere il titolo di questo articolo apparso sul Corriere di Firenze il 7 gennaio



La bibbia per gli amanti del genere horror al cine e in tv
Ecco "Ciak si trema"
Davide Agazzi


FIRENZE - Nuova edizione per "Ciak si trema" (ed. Costa&Nolan, 223 pp, 16,40 euro) apprezzato libro della lucchese Daniela Catelli sul cinema horror internazionale ed italiano.La prima edizione del 1996 viene adesso aggiornata per tener conto di successi quali "ll sesto senso" o l'inaspettato campione d'incassi "Blair witch project".Il libro è organizzato per voci, esattamente come un dizionario, tra le quali non mancano ovviamente caratteri ormai passati alla storia quali vampiri, lupi mannari e gli immancabili zombi, ripercorrendone lo sviluppo durante l'evoluzione della cinematografia del genere.Troviamo quindi il "Nosferatu" di Murnau passando per il "Dracula" di Bela Lugosi (il periodo Universal corrisponde per molti all'età d'oro di questo filone e comprende altri mostri ormai "classici" come ad esempio la "mummia" di Boris Karloff) per arrivare al "Dracula di Bram Stoker" di Coppola o al recente "Underworld".Per quello che sicuramente é il genere cinematografico Più politicamente scorretto é interessante notare l'evoluzione delle paure descritte nei film seguire le metamorfosi della società alla quale apparteniamo. Il cinema horror anche se tutt'ora molti non lo hanno capito, e un'allegoria delle nostre paure ed uno specchio dei nostri tempi.
(continua) Leggi tutto

domenica 20 gennaio 2008

Appuntamento con Ciak si trema

Fatevi un nodo al dito per ricordare l'appuntamento che Lunedì 21 avete con Ciak si trema presso la Libreria del cinema a Trastevere.

Mollate il pupo alla baby sitter, mollate il nonno alla badante, mollate il partner all'amante, insomma mollate tutto e volate al cinema ... ops ... volevo dire: volate in Libreria del cinema che c'è la presentazione di Ciak si trema!

Come promemoria vi lascio queste righe scritte da un lettore che su phantaphorum si firma Dottor Kurando:

“David Cronenberg, nato a Toronto nel 1943, autore di quindici lungometraggi in oltre trent’anni, è senz’altro il cineasta che indicheremmo a chiunque volesse accostarsi all’horror come a un’esperienza capace di arricchirgli la vita”.

Basterebbe solo questa frase per consigliare a chiunque il prezioso volume di Daniela Catelli.

Un percorso meditato e stracarico di passione da parte di un’autrice che più navigata non si può.

Lasciando volutamente fuori dal discorso una miriade di pellicole, la Catelli ci prende per mano e ci conduce dentro il suo personale e indispensabile tunnel dell’orrore.

E il sottoscritto, integralista fin dalla nascita del genere cinematografico più bello dell’universo, è stato ridimensionato dall’ammasso di dritte, insegnamenti e lungometraggi mai visti disseminati fra le pagine targate Costa & Nolan.

CIAK SI TREMA esordì la prima volta nel 1996, edizioni Theoria. Per gli appassionati doveva essere stata dura in quel periodo. Me l’immagino come se li avessi davanti, a concentrarsi sul libro con avidità e farsi travolgere da quel misto di magone allo stomaco e fibrillazione allo stato puro dopo aver scoperto un film da vedere a tutti i costi, pronti a tuffarsi nella faticosa ricerca del titolo in maledettissimo formato VHS (la copia della copia).

Oggi invece, in un periodo storico inedito dove Internet e gli svariati formati video permettono l’impensabile, è quasi sconvolgente l’idea di leggere CIAK SI TREMA (ristampato e aggiornato) di fronte al ronzio di un personal computer acceso e ‘rimediare’ in contemporanea alla lettura quegli stessi introvabili e tanto anelati titoli in VHS.

Ragionamento eversivo quanto vi pare, ma una volta tanto che le cose stanno così, una gioia a noi patiti del brividone fatecela godere.

venerdì 4 gennaio 2008

Presentazione di Ciak si trema

Lunedì 21 gennaio alle ore 19:30 presso la libreria del cinema di via dei fienaroli 31 in Roma il critico e docente Flavio De Bernardinis e Daniela Catelli - diretti dal regista e appassionato di cinema di genere Egidio Eronico - presenteranno Ciak si trema - guida al cinema horror.

Congiuntamente verrà presentato anche Il buio si avvicina, scritto da giovani promettenti horroromani, e introdotto dal criptico e docente Sergio Bassetti.

Una speciale serata horror a cui siete tutti invitati!

A tutti quelli che immaginano la classica lezione ex cathedra e a seguire il temutissimo dibattito (Nooo! il dibattito noo!) dico di stare tranquilli che Daniela era con il ragionier Fantozzi quando hanno dato alle fiamme
La corazzata Kotiomkin.

L'ingresso è gratuito ma per uscire dovrete obbligatoriamente acquistare i due libri ... scherzo!

Mi raccomando, passate parola e partecipate numerosi!



COME ARRIVARCI

Via dei Fienaroli si trova a Trastevere, ci si arriva in 5 min. da Viale Trastevere per Via delle Fratte di Trastevere, quindi la prima a destra, o da Via della lungaretta, e quindi la prima a sinistra. Su viale Trastevere transitano il Tram 8, e gli autobus H, 780, 44, 75.




Ringrazio Dante Albanesi e Alessandro Paesano per aver voluto riportare sui loro blog l'invito alla presentazione di Ciak si trema.

Grazie anche a Michela Greco per aver dato la notizia su news.cinecitta.com

mercoledì 2 gennaio 2008

Ciak si trema conquista i galloni da ufficiale

Ragazzi ... è fatta!

Siamo il Blog ufficiale di Ciak si trema.

Sul sito di costa & nolan nella pagina dedicata a Ciak si trema troverete il link a questo blog con tanto di bannerino. Credo che questo possa considerarsi una nomina ufficiale a tutti gli effetti.

Per festeggiare il lieto evento voglio condividere con voi il frutto della mia ultima pesca dal mare magno del web: la clip della presentazione del libro su "Siamo Stati Uniti", la simpatica trasmissione in onda su Coming Soon TV di cui avevamo già parlato nel post del 15 novembre 07



continua qui: seconda parte

lunedì 24 dicembre 2007

Buon Natale da Ciak si trema


BUON NATALE

... e siate forti che il natale passa in fretta ;)

mercoledì 19 dicembre 2007

Como ama Ciak si trema


I lettori di Como oltre a poter trovare il libro presso la Libreria del Cinema hanno avuto la possibilità di leggere su La Provincia di Como l'articolo di Boris Sollazzo che parla di Ciak si trema.

Ringrazio Boris per le belle parole e mi prendo la libertà di copiare qui il suo pezzo:

Noir e misteri, ecco il lato oscuro di Hollywood

Daniela Catelli, Sabrina Ramacci e Diego Giuliani. Il triangolo delle Bermuda del cinema italiano. La paura, l'orrore, il mistero sono il loro mestiere. Hanno molto in comune, a partire dalla comune partecipazione alla bella trasmissione radiofonica di critica cinematografica «I visionari» condotta dal collega Federico Raponi. Sono brillanti e indipendenti, pregio raro nella Settima Arte italiana come di chi ne scrive. E soprattutto hanno guardato nel buio oltre la collina di Hollywood, e ora lo possono raccontare. La prima ha scritto «Ciak si trema- Guida al cinema horror» (ed. Costa & Nolan, pagg. 223 ? 16,40). Laddove i (re)censori abbandonano i giudizi per abbracciare i pregiudizi, Daniela sa scorgere arte e vita. Il suo manuale, aggiornamento rivisto e (s)corretto dell'edizione del 1996, ci racconta la paura sullo schermo dalla A alla Z. Gli stereotipi funzionali al genere vengono analizzati rigorosamente e senza facili psicologismi, le case di produzione storiche ricordate, i numi tutelari riconosciuti. Così Catelli scrive del mitico Roger Corman -vate indipendente e commerciale che ha scoperto i maestri della New Hollywood- come pochi altri in Italia, analizza pregi del cinema di paura passato e rileva difetti e furbizie (ma anche barlumi di rinascita) del presente. Lo fa con una prosa impeccabile e avvincente, senza il moralismo bacchettone di chi vede nella violenza e nel sangue cinematografici la ragione di follie ed efferati delitti reali. Bin Laden, Guantanamo e Abu Grahib, non a caso, hanno forse contribuito, come lei stesso fa notare, ad affossare il genere: il Bene e il Male sono concetti troppo ben definiti e faziosi, ormai, per essere oggetto di quell'horror metafora politica e umana del mondo, esorcismo supremo delle proprie emozioni viscerali. Proprio alla realtà, dura e spaventosa, si richiamano Diego Giuliani e Sabrina Ramacci. Il loro «Hollywood criminale» (ed. Newton Compton, pag. 232 ? 14,90) è un viaggio parallelo nella paura, ma fuori dal set. Da più di 80 anni, infatti, la Mecca del Cinema è teatro di delitti, spesso insoluti. La sceneggiatura più avvincente di Hollywood, insomma, l'ha scritta lei stessa: un quartiere di 200.000 abitanti con un'altissima percentuale di fatti di sangue per abitante. Non sono Marylin Monroe e Sharon Tate, la Dalia Nera o la famiglia Brando. La coppia di saggisti, con un lavoro di ricerca e analisi raffinato, tracciano un percorso disseminato di cadaveri eccellenti, raccontandoci questa nera (e vera) Babilonia, specchio di un'America puritana e proibizionista, tra codice Hays e maccartismo. L'anima nera di un paese eccezionale, vittima dei propri eccessi. Leggendo vi perderete nelle storie parallele di vittime e carnefici, nelle epopee tragiche degli ora sconosciuti Roscoe Arbuckle e Ramon Navarro, grandi stelle volutamente cancellate dal firmamento al neon della città degli Angeli. Senza nessuna retorica, con una prosa briosa e a tratti irriverente gli autori, forti di una solida bibliografia e di grande competenza, tracciano un piccolo romanzo storico. Ricordandoci, citando George Reeves, primo Superman televisivo e suicida sospetto, «che vivere a Hollywood ti rende famoso, morirci una leggenda».

Boris Sollazzo

PDF

giovedì 13 dicembre 2007

costa & nolan I suppose ...

Ieri, poco dopo le 11:10 del mattino, ci hanno fatto visita i tipi di costa & nolan.

Quindi ragazzi la pacchia è finita!

Ora che la direzione sa di noi non tollererò più vedere gente trasandata, con la barba lunga e senza cravatta. Basta con i jeans e i pantaloni a vita bassa!

Vi voglio tutti belli ordinati e pimpanti.

Forza!
Scattare!
Hop! Hop! Hop!

Alla prossima visita dei capi pretendo che si tutto in ordine perchè questa volta abbiamo fatto una figuraccia ... o almeno così credo perchè non ci hanno citato nel loro sito.
Vero è che non ci hanno neppure citato in giudizio e questa è già una gran cosa :-)

martedì 11 dicembre 2007

Ancora un regalo per Ciak si trema


Sarà che siamo sotto natale e tutti si sentono più buoni, fatto sta che continuano a piovere regali su Ciak si trema.

L'ultimo porta la firma di Andrea G. Colombo di horror.it , il sito che dal 1996 dispensa la tua quotidiana dose di paura.

Andrea ha voluto regalare a tutti noi una over-dose pubblicando tutta la bella prefazione che Danilo Arona ha scritto per il saggio di Daniela Catelli.

Devo confessare che sono pure un po' invidioso perchè la prefazione è una chicca assoluta che troverete solo su horror.it ... oltre che sul libro naturalmente.

Da notare in homepage - fiocco sull'inaspettato regalo - l'occhio di Ciak si trema che ammicca dalla slide pubblicitaria .

Insomma ... un regalo lussuosissimo ... grazie mille da parte mia e di Daniela.


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lunedì 10 dicembre 2007

Crash course per aspiranti scrittori

di Daniela Catelli

Cari 4 lettori, volevo sfatare una leggenda metropolitana che circola su chi in Italia pubblica uno o più libri. Molti pensano che il fortunato venga lautamente retribuito e supportato, ma non sempre è così. Anzi. Per prima cosa, se proprio vi solletica l’idea di scrivere un libro, provate a scrivere un romanzo, dei racconti, dei libri per bambini, poesie, qualunque cosa tranne saggi sul cinema. Oppure fatelo per vostra personale soddisfazione, per aggiungere titoli al vostro curriculum accademico, per fare dispetto alla prof di italiano che vi dava sempre 4. E’ ovvio che se pubblicate per Mondadori, Einaudi, Rizzoli ecc. quanto sotto non vale, ma i libri di cinema in genere li pubblicano i piccoli e medi editori.

Funziona così: a volte un gentile signore che è a capo di una casa editrice, o un amico scrittore introdotto nell’ambiente, vi stuzzica l’ego (tutti ne hanno uno, anche se dormiente) proponendovi di scrivere un libro su qualcosa che a voi piace molto, oppure di aggiornarne uno che avete fortunosamente e fortuitamente pubblicato anni addietro.

Prima avvertenza: se avete un sacco di tempo libero e mamma e papà vi mantengono – se siete dei bamboccioni, in poche parole - dite senz’altro di sì. Se invece di tempo ne avete poco e per sopravvivere avete un lavoro, anche piuttosto impegnativo, pensateci bene prima di accettare. Comunque diciamo che il libro si fa. In tempi che sono sempre – o lo diventano – strettissimi e dunque sono fonte di stress, nervosismo e notti insonni (per scrivere, of course, visto che di giorno lavorate).

Come che sia finite il libro, che a questo punto non è più nelle vostre mani, e che arriva in libreria. Se l’editore non è uno di quelli sopra citati, la grande distribuzione non se lo fila neanche di pezza, dunque magari avreste un pubblico potenzialmente vasto di lettori che il libro non lo troveranno mai, e preferiranno comprare quello che vedono esposto in bella vista (Mondadori, Einaudi, Rizzoli ecc). Ah, e naturalmente dovrete farvi da soli la promozione del libro, sempre sperando che si trovi, perché l’editore non ha il tempo, i mezzi (e forse neanche la voglia) di farlo.

E quanto ai soldi… funziona così. Sul contratto c’è scritto che avete diritto a un anticipo sulle vendite: ai bei tempi della lira tale importo variava tra le 800.000 lire e un milione (oppure niente).

Oggi non so quanto diano per uno nuovo, ma per rimettere mano a un libro già esistente ma di fatto assai ampliato la cifra – è la mia esperienza - è di 300 euro. Lordi, sempre lordi, fortissimamente lordi: dunque detraetene il 20 per cento. Non sempre avere un contratto firmato è garanzia di avere questo anticipo sulle vendite, visto che nessuno sano di mente si metterebbe a far causa nel caso l’editore decidesse di non onorare la sua parola (del resto anche Berlusconi ha firmato un contratto, una volta, istituendo un pericoloso precedente). E questo è quanto, perché le vendite non supereranno mai la magica e nei secoli invalicata soglia dell’anticipo. Vuoi perché gli editori falliscono, cambiano di proprietà, qualsiasi cosa, ma dei rendiconti annuali non saprete mai niente. Poi dopo qualche anno potrete trovare il vostro libro da qualche Remainders, e magari il vostro ego sarà soddisfatto nel possedere l’unica copia superstite nella vostra biblioteca, sopravvissuta a quelle 10 che vi spettano e che avete dilapidato tra parenti, amici, e possibili conquiste femminili o maschili (un altro consiglio: non funziona mai, chi scrive libri non è sexy).

Senza contare le copie date a giornalisti o sedicenti tali che non pubblicheranno mai una riga sul vostro libro. Ok, questo non è il mio caso, recensioni ne ho avute molte, ma c’è sempre chi promette e non mantiene e voi – ricordatelo – avete anche un vero lavoro da seguire tutti i giorni e non potete passare il tempo a rincorrere chi si è acchiappato la sua copia gratis senza sprecarci neanche una frase.

Insomma, a conti fatti il mio consiglio è questo: leggete tutti i libri gialli, noir, mysteries, su serial killer, su anatomopatologi forensi, su miracolosi ufficiali dei Ris, su poliziotti siciliani, americani, detective e compagnia cantante su cui riuscite a mettere le mani, vedete sceneggiati e film di genere, memorizzate situazioni frasi e luoghi comuni e poi rigurgitate tutto così come vi viene sulle pagine: se vi va bene, potreste diventare il prossimo Giorgio Faletti. Oppure scrivete un libro pornografico raccontando le vostre mille ed estreme esperienze sessuali (non quelle vere eh, quelle non interessano a NESSUNO). Ma toglietevi dalla testa l’idea che uno possa guadagnare con un saggio, sul cinema o su altro. Insomma, di Bruno Vespa ce n’è uno (per fortuna) tutti gli altri son nessuno.