Tornare sul luogo del delitto, tra le pagine di un blog abbandonato, è come entrare nelle stanze deserte di una villa in rovina: i sogni, le ambizioni, le parole, gli incontri, sono sparsi qua e là come mobili rotti e polverosi che poco o nulla somigliano agli originali e ovunque c'è un fastidioso odore di muffa.
Un tempo questo blog era gestito da un uomo che mi amava e al quale ho dato tutto quello che potevo, e che dopo 6 anni, alla prima crisi, mi ha lasciato, senza spiegazioni, per una donnadi quelle che ti spingono a chiederti: "what???? E io che mi ero fatta venire i complessi per aver preso 2 chili e pensavo che forse era per questo che lui mi trascurava!". Ovviamente lei l'aveva puntato e tampinato telefonicamente fin da quando ancora stavamo insieme e non si conoscevano di persona, ed erano entrambi impegnati (sono tutte storie a distanza, che ci volete fare, oggi è così che nascono, "grazie a internet").
Io non ho fatto niente per tenermelo perché il nostro rapporto era in una fase asfittica, e forse volevo anch'io che finisse, anche se speravo che lui sentisse l'obbligo morale di dirmelo subito, non di negare e confessare solo tre mesi dopo, quando la nuova storia era già avviata e io l'ho messo di fronte alla realtà dei fatti.
Come tutti i lasciati ben sanno, il fatto che il tuo/la tua ex salti direttamente da una storia di 6 anni in un'altra, che sia con la Playmate o il Maschio dell'Anno, o - come nel mio caso - con una persona di cui neanche sforzandoti riesci a capire il potere d'attrazione, in qualche modo devasta la percezione di te, del tuo passato e in parte anche del tuo presente.
E' ora di finirla. Sappiatelo: non è colpa nostra se abbiamo incontrato la persona sbagliata e se il proverbiale terzo incomodo gli ha facilitato la via di fuga, lasciando dietro di sé solo macerie. Noi valiamo. Di più. Perché siamo onesti, sinceri, bischeri magari, ma non abbiamo mai fatto niente del genere. E perché niente ci fa paura. Né la vita né il cinema dell'orrore. E in fondo sappiamo cogliere il lato umoristico delle cose anche nei momenti più bui: ad esempio io ho scoperto che oltre ai politici a cui comprano le case, ci sono anche gli uomini che si trovano coinvolti in una storia a loro insaputa.
Ho deciso di scriverne pubblicamente non per trasformare queste pagine in una valvola di sfogo per anime abbandonate ma perché oggi è l'inizio della mia nuova vita e volevo condividerlo coi miei quattro lettori, e per spiegare il motivo che mi ha spinto a riaprire questo blog.
C'è voluta la fine di una relazione per farmi dare le chiavi di accensione di Ciak si trema. Inizialmente volevo eliminarlo, poi mi è tornata la voglia di scriverci e di spiegare i motivi della mia assenza. Non troverete invece più il blog di Horror Night, più legato a una mia esperienza professionale, sul quale ho messo una bella pietra tombale.E d'ora in poi troverete poco fancy artwork qua dentro: il guru dell'elaborazione grafica era lui, io mi esprimo con le parole, e tutto il resto mi fa perdere la pazienza.
Insomma, dopo questa lunga e noiosa premessa, sappiate che continuerò a parlare di horror, cinematografico, letterario e televisivo. E del cinema che per qualche motivo mi piace, mi appassiona e mi coinvolge. Nonostante tutto continuo ad amare un genere che è ormai superato quotidianamente in ferocia e perversa fantasia dalla realtà.
La mia vita attuale oscilla tra il rischio di perdere il lavoro e ritrovarmi in mezzo a una strada insieme a mia figlia, e quello di incontrare gente che non ha alcuno scrupolo morale. Rischi che, a giudicare dalle cronache quotidiane del nostro paese, sono piuttosto concreti.
Ma io non ho paura. La vita è una stronza a volte, ma è sempre degna di essere vissuta, e ripartire da zero, come se cominciasse oggi, è una sensazione terribilmente eccitante, che ti mantiene giovane dentro e fuori.
A presto, con The Possession, Killer Joe, American Horror Story, 666 Park Avenue e tutto quello che mi/vi verrà in mente.
P.S. E la prossima volta che mi innamoro - e lo consiglio anche a voi - sarà di una persona che conosco, non di una virtuale!
La trascrizione integrale dell'intervista a Pascal Laugier:
Partiamo da una domanda molto semplice: da quale parte della tua immaginazione ti è venuta l’idea di fare un film sul martirio nel senso etimologico del termine?
Pascal Laugier Beh, è frutto della parte sofferente della mia psicologia. Come si può intuire ho scritto questo film in un momento in cui non stavo molto bene. Avevo proprio voglia di fare un film dell’orrore triste, questo era quello che mi interessava davvero, e non tanto fare una pellicola che disgustasse il pubblico. Martyrs è per me soprattutto un film sulla malinconia e non tanto un film dell’orrore nel senso più comune del termine. E’ veramente un film sulla solitudine, su ciò che vuol dire stare male e su quanto ci si possa sentire soli quando si soffre. In particolare, è una pellicola sulla sofferenza, nel senso della solitudine a cui questa conduce.
E’ sicuramente un film che sconvolge il pubblico, provocando malessere, ma allo stesso tempo lo trovo anche molto onesto, il che è sempre più raro attualmente. E’ il tuo modo di accostarti al cinema dell’orrore, ossia a questo genere, essere onesto e sincero senza fare ricorso a stereotipi?
Pascal Laugier Effettivamente questo è uno dei tranelli e dei problemi del cinema di genere, in generale e dell’horror in particolare, ovvero la tendenza ad adottare sempre le stesso immaginario e lo stesso modo di fare, con il rischio che questo diventi un serpente che si morde la coda. Io francamente non amo molto la corrente horror che si prende gioco del genere e che strizza l’occhio agli spettatori. Io ho sempre preso il genere sul serio. Sia che vedessi L’Esorcista o Rosemary’s Baby, quando vedevo tutti questi classici della mia infanzia, li ho sempre presi sul serio. Guardavo ad essi come ad un’espressione poetica o realistica, qualunque fosse il genere. Persino i film di Dario Argento li ho sempre osservati con serietà, non li ho mai considerati kitsch, buffi o poveri, penso che siano delle storie inquietanti, anzi trovo che la vita stessa sia in fondo molto più terrificante o strana di qualsiasi film dell’orrore. Con questo voglio dire che ho sempre cercato di mettere sincerità all’interno del genere, perché quando ero più giovane ho sempre guardato i film degli altri con sguardo molto sincero.
Dunque ti piacciono i film degli anni Settanta e non quelli degli anni Ottanta?
Pascal Laugier Amo molto i primi, ma anche l’horror degli anni Ottanta ha prodotto tante cose interessanti. Tuttavia c’è stata una frattura molto simbolica che secondo me è rappresentata da Scream di Wes Craven. Questo film per me è il demonio, tanto più che all’epoca questi titoli avevano molto successo e ritengo che film come questi abbiano ucciso il genere o che almeno abbiano tentato di farlo. Non si credeva più alle storie raccontate. Infatti è stato molto complicato fare un film dell’orrore nei dieci anni seguenti la sua uscita, perché il pubblico non ci credeva più. Bisognava sbeffeggiare il genere e mostrare che non ci si faceva fregare dalle storie narrate. Poi c’è stata un’altra ondata, di cui Martyrs spero faccia parte, che ha ripreso a considerare seriamente l’horror, senza prendersene gioco.
Ho letto alcune recensioni che parlavano del tuo film accostandolo al sottogenere chiamato “torture porn”, dicendo che però che il tuo film è molto diverso da questo. Io sono d’accordo. Tu che ne pensi?
Pascal Laugier Si, non ho problemi con la denominazione “torture porn” perché viene dalla stampa di genere, che leggo e apprezzo. E’ una parolina che non vuol dire niente, fine a se stessa. E’ un’espressione inventata per definire una piccola corrente di film in cui si presentava un ritorno a un horror molto fisico e brutale, come le serie Saw, Hostel o simili e Martyrs è stato prodotto anche grazie a queste pellicole, perché in fondo sono andati bene, sebbene io, modestamente, cerchi di proporre qualcosa di molto diverso. Io sono francese, quindi non vedo perché dovrei fare un filmetto americano alla francese, non ha proprio senso. Comunque io apprezzo molto pellicole come Saw o Hostel, in qualità di spettatore non mi creano problemi, ma penso che basti guardare il mio film per accorgersi che non c’entra nulla con questi. Il modo in cui io tratto la sofferenza e la tortura rappresenta esattamente l’opposto di Saw e Hostel, è ancora una volta una maniera molto psicologica, triste e malinconica di trattare il dolore. Credo che la grande differenza tra Martyrs e i titoli che sono stati citati risieda nel fatto che io mi schiero sempre da parte delle vittime e che il mio film non propone affatto la violenza come forma di divertimento. Questo è il mio vero scopo.
Dimmi una cosa. Nel film l’anziana signora fa una distinzione fra vittime e martiri, perché i martiri sono quasi degli angeli, hanno delle visioni. Secondo te, nella vita e nella società è la stessa cosa?
Pascal Laugier Effettivamente, a partire dalla parola e dalla sua etimologia, che indica coloro che hanno delle capacità ulteriori, ho dedotto, mettendola in relazione alla lingua, che significa esattamente il contrario di vittima, perché quest’ultima è qualcuno che si chiude in se stesso, che non sopporta la violenza che gli viene fatta e la brutalità che subisce e ne viene accecato, mentre il martire trascende. Diciamo che è una sorta di metafora, un’allegoria per dire che tutti nella vita dovremmo reagire alla sofferenza che proviamo. Ed effettivamente ci sono delle persone che resistono, ossia usano il dolore che provano per trascenderlo e guadagnare una forza supplementare, mentre moltissime persone, la maggior parte a dire il vero, al contrario si rinchiudono completamente in se stesse, con l’effetto, a lungo andare, di ridurre la propria forza. Quindi direi che potremmo tranquillamente vederci una metafora della vita reale e quotidiana. Non parlo di torture vere e proprie, che certamente nella vita non subiamo, ma mi riferisco a tutti i dispiaceri, alle delusioni d’amore o al cruccio di compiacere i genitori. La vita, si sa, è fatta di sofferenze, e mi interessava fare un horror che fosse una metafora a questo riguardo.
Per realizzare un film del genere, più che attori occorrono complici. Sono rimasta molto colpita dal tuo cast. Mi puoi dire che tipo di rapporto hai instaurato con le tue attrici e come hai lavorato con loro in situazioni così estreme?
Pascal Laugier Si, effettivamente i ruoli erano talmente difficili che con Myrlène e Morjana abbiamo lavorato già prima di cominciare a girare, due-tre mesi a Parigi, non per ripetere le battute perché non sono scene che possono essere ripetute, ma piuttosto per trovare un legame di fiducia fra noi. Era necessario che esaminassi innanzitutto un punto prima delle riprese vere e proprie, per esempio per fare in modo che loro accettassero di piangere davanti a me, di sfogarsi di fronte a me senza più temere il mio sguardo su di loro, anche perché è facile piangere di fronte alla macchina da presa per un’ora, ma è ben più difficile riuscire a farlo per tutta la giornata. Puntando tutto sul primo piano e considerando che c’erano ancora dieci o undici, se non dodici ore di riprese, per quattro, cinque o sei settimane, questo sì che era complicato, una specie di maratona, e per farlo bisogna lavorare adeguatamente prima delle riprese per fare in modo che loro capiscano come funziona e come possano far scattare questa cosa dentro di loro.
E’ già molto difficile fare un film, figuriamoci un film come questo, immagino. Come hai fatto per ottenere i finanziamenti?
Pascal Laugier Effettivamente da un punto di vista industriale ed economico questo film è un vero miracolo. Infatti disponevo di un budget piuttosto modesto, circa 2 milioni, e abbiamo girato in Canada, chiaramente per motivi economici, visto che è un paese meno caro della Francia. E poi soprattutto ho avuto la grande fortuna di trovare dei produttori e dei distributori che sono rimasti colpiti dalla sceneggiatura, che era estremamente precisa su ciò che si vede sullo schermo e quello che non vi compare e che come il film, almeno per me, è molto sentimentale. Inoltre l’intento non era affatto quello di disgustare il pubblico. E come per miracolo ho avuto la fortuna di trovare gente che l’ha capito, che è stata toccata dal film. So che i distributori, che hanno messo la metà del budget per poterlo girare, sono stati davvero colpiti e commossi dalla sceneggiatura, hanno capito che si trattava di un horror molto particolare e hanno riposto una tale fiducia in me da darmi il denaro sufficiente per fare le riprese. Si tratta certamente di un prototipo, è un film orfano, che non ha lanciato una moda in Francia. Non credo che Martyrs avrà sequel, così come per altri titoli avverrà lo stesso, è un film sperimentale. Mi è stato riferito, non sono io che lo dico, che il film viene visto dalla maggior parte del pubblico come una pellicola d’autore, un modo molto personale di inquadrare il cinema dell’orrore.
Nonostante il basso budget il film ha degli ottimi effetti speciali. Puoi raccontarmi qualcosa in proposito?
Pascal Laugier Sì. La persona che si è occupata degli effetti speciali, Benoît Lestang, è morta alcuni mesi dopo la conclusione delle riprese. Era un amico, e per lui questo era un po’ il film della sua vita. Per Benoît, che era il responsabile degli effetti speciali di makeup più noto in Francia, Martyrs è stato una sorta di consacrazione, perché vi erano tutto un insieme di effetti che lui non aveva mai realizzato, ha fatto delle creature, insomma una serie di effetti molto diversi nel film. Ci tengo a dire che lui mi ha dato tutto, ha lavorato tutti i giorni per mesi e mesi per fornire tutto quello che vedete sullo schermo con un budget decisamente ridotto. Inoltre, insieme avevamo immaginato un modo tutto particolare per realizzare gli effetti speciali di questo film, volevamo che fossero chirurgicamente realisti. La vita reale, che è comunque malata, torturata e sofferta, è già spettacolare. Non avevamo bisogno di esagerare col mostruoso, del tipo effetti speciali all’americana, ma volevamo qualcosa di molto clinico che mostrasse il corpo umano sotto un profilo realistico. E’ una questione che mi interessava molto perché il corpo, soprattutto nel cinema francese, è stato sempre ignorato, si tratta sempre di dialoghi, cose veramente psicologiche, di cervelli senza corpo e mi interessava molto fornire una nuova visione a questo discorso, mostrare cosa vuol dire nella realtà ricevere dei pugni sul viso per mesi interi e cosa possiamo ricavarne.
Nel film ci sono dei personaggi che mi hanno colpito molto, ad esempio la vecchia signora. Come hai scelto l’attrice? Si trattava di una donna fin dall’inizio?
Pascal Laugier Si, fin dall’inizio. Quando ho scritto la sceneggiatura sono stato molto attento al materiale che manipolavo, che era molto pericoloso, poiché il film poteva facilmente cadere in qualcosa di ideologicamente molto dubbio, tant’è che alla sua uscita ci sono state delle persone che non l’hanno tollerato dal punto di vista filosofico, accusandomi di essere un fascista e un misogino, di non amare le donne, tutta una serie di stronzate che ha sentito per anni anche Dario Argento, in base alle quali uccidere una donna in quel modo sullo schermo indica un atteggiamento misogino. Secondo me chi parla così è qualcuno che non capirà mai veramente cos’è il cinema fantastico. Penso inoltre che se c’è un film dalla parte delle donne sia proprio il mio, che le sostiene sempre, soprattutto quando soffrono. E in virtù di queste problematiche, quando scrivevo, per sfuggire a questa accusa di misoginia, mi sono detto che sarebbe stato molto interessante se fosse stata una donna a fare del male a un’altra. In questo modo volevo anche evidenziare un altro aspetto della misoginia, che consiste nel dire che le donne sono formidabili e gli uomini schifosi. Questa per me è una forma di misoginia all’inverso, è un modo di vedere uomini e donne. Per esempio nel contesto inglese Margaret Thatcher era il bene incarnato, un angelo, come quando si dice che se il mondo fosse governato dalle donne tutto andrebbe meglio. Io non ci credo affatto, per me sono solo stronzate, è un femminismo capovolto e trovo che sia privo di fondamento. Penso che ci sia del bene come del male sia negli uomini che nelle donne e trovo molto più sconvolgente e originale il fatto che sia una donna, e anziana, a torturarne una giovane.
E’ vero, e poi sembra una nonna…
Pascal Laugier Si, esatto. Il mio film è costruito sugli archetipi del cinema fantastico, da cui parto sempre per poi trasformarli in qualcosa di fresco, nuovo e sorprendente, ma alla base c’è comunque l’archetipo della vecchia strega. Ecco, questo è il mio stile…
Parlami della reazione della stampa francese e soprattutto del pubblico al tuo film. Lo hai visto insieme al pubblico? Qualcuno è uscito sconvolto?
Pascal Laugier Sì, quello che è stato sorprendente e per me anche positivo è il fatto che il film abbia creato una netta divisione fra la parte di pubblico che l’ha davvero apprezzato e quella che l’ha detestato, non c’è quasi una via di mezzo tra le due. E’ una pellicola che genera reazioni estremamente viscerali, radicali ed eccessive. Inoltre, è in grado di trasmettere una tale scarica di adrenalina e di energia negativa nelle persone da indurle, per reazione, a rigettarmela addosso, cosa che trovo assolutamente normale e legittima. Infatti, io accetto ogni tipo di reazione. Ci sono state persone che sono svenute in sala, altre che sono dovute uscire perché non sopportavano più la visione del film, qualcuno usciva in lacrime e altri mi volevano spaccare la faccia. Secondo me, quando si fa un film del terrore e si ha questo genere di reazioni è un po’ come quando si realizza un film comico e il pubblico ride molto, è lo stesso tipo di soddisfazione, ossia l’ultima cosa che vuoi provocare con un film simile è l’indifferenza, che in questo caso non è avvenuta. Sono stato difeso dalla stampa tradizionale, ma anche attaccato. E’ il tipo di film che ti obbliga a prendere una posizione netta quando lo vedi: non puoi guardarlo senza farti un’opinione. E’ un film che gioca sui limiti di ogni spettatore: c’è quello che ama i film dell’orrore ma non ha apprezzato il film, e chi di solito ama generi diversi ma ha gradito il mio. Non ci sono regole, è una questione molto individuale.
In effetti è un film che personalmente ho sofferto durante la visione, ma che ti resta addosso e ti fa pensare anche a distanza di giorni. Quando pensi a un film e lo crei, ce l’hai già in testa scena per scena visivamente o si tratta di un processo diverso? Avevi già le immagini di Martyrs in mente?
Pascal Laugier Avevo fatto un primo film che era molto preparato, molto definito con gli storyboard, tutto disegnato, e sul set, al momento delle riprese, ho cercato di far rientrare la realtà nella preparazione, ma con Martyrs ho fatto esattamente il contrario. Non mi sono voluto limitare prima di girare. Avevo un’idea impressionista, sensitiva e istintiva del ritmo di ogni scena, di come girare il film sul piano dello stile e delle immagini e poi mi sono servito della realtà del set per dare sostanza alle riprese. Ho cercato di andare sul set con una mente aperta, cercando di vedere il film costruirsi sotto i miei occhi nel momento in cui giravo. Quindi è stato un processo totalmente opposto, ho imparato molto e desideravo farmi paura, ma temevo di essermi preparato troppo col primo film e che quindi qualcosa mi sfuggisse perché mi ero preparato eccessivamente. Mentre con Martyrs è stato l’inverso, se avevo qualche problema lasciavo perdere e risolvevo diversamente, non avevo più tempo e quindi passavo ad altro.
E adesso che farai? Hai già qualcosa in mente?
Pascal Laugier Sì, ho tantissimi progetti. E’ vero che Martyrs è stata una sorpresa, ha fatto molto parlare di sé ed è uscito in molti Paesi. Ho avuto la possibilità di firmare diversi progetti americani, vedremo, non ho più vent’anni e non sono un adolescente, non mi faccio illusioni su Hollywood, che è un luogo che può fare molto male. Ma ho avuto l’opportunità di firmare diversi progetti molto interessanti e ora lavoro a 3-4 film contemporaneamente. Vedremo, è un’esperienza nuova, tutto qui.
Intervista di Daniela Catelli Traduzione di Tania Clericuzio
Finalmente torna l’horror in tv, su Coming Soon Television, in un programma settimanale di mezzora in seconda serata (dalle 23 e 30). Curato dall’esperta del settore Daniela Catelli (Ciak si trema, L’esorcista 25 anni dopo), Horror Night si comporrà di due parti: nella prima verrà illustrato un tema affrontato dal genere attraverso clip non censurate e interviste.
Ma la seconda parte – e questa è la novità – la fate voi! Giovani e promettenti autori di corti, volete lasciare il segno sullo spettatore con una vostra opera? Questo è il momento giusto per dimostrare cosa sapete fare! Scrivete a horrornight@comingsoon.it e vi invieremo la liberatoria da rimandarci firmata per ogni film, da spedire a:
Horror Night - Coming Soon Television – via A. Allori 9 00142 Roma.
La selezione dei lavori, editi o inediti, sarà fatta a nostro insindacabile giudizio, e i lavori inviati, anche se non andati in onda, non saranno restituiti. Ogni film verrà accompagnato da una scheda sull’autore: inviate dunque anche i vostri curricula, links a siti o blog e le eventuali recensioni ricevute.
Per esigenze di messa in onda il corto dovrà avere una durata massima di 10 minuti e, ovviamente, una certa qualità professionale. Se volete dunque fare vedere i vostri lavori, e dare al pubblico della tv e della rete la possibilità di scoprire il nuovo George A. Romero o il futuro Dario Argento, non siate timidi: vi aspettiamo numerosi e agguerriti, perché l’horror non è morto come vorrebbero i suoi detrattori, e voi potreste anche dimostrarlo!
Era tempo che aspettavamo un film di genere che sapesse divertire e intrattenere il pubblico in quanto tale, e al tempo stesso trascendesse i limiti degli stereotipi dell’horror per diventare qualcosa di diverso, come accadeva ed accade, ad esempio, coi film di George A. Romero. Il racconto di King– inserito nella raccolta “Scheletri” – è un bellissimo spunto di partenza, ed una delle storie più lovecraftiane dell’autore. Un gruppo di varia umanità dopo una tempesta improvvisa quanto violenta si trova assediato, all’interno di un grande supermarket, da una nebbia scesa a valle dalle montagne, al cui interno si manifestano orribili creature da incubo.
Darabont trasporta visivamente sullo schermo questo mondo, senza rinunciare a calcare la mano sull’effetto shock e su quello che si aspetta e diverte l’appassionato di cinema dell’orrore. Ma va ben oltre, cambiando il finale della storia (con l’entusiastico consenso dello stesso King) e facendone un apologo disperato e pessimista sulla condizione umana in questo mondo. Gli assediati nel market siamo noi, oggi. Così come gli zombie romeriani, come ha sempre dichiarato il maestro di Pittsburgh, siamo noi. Darabont concentra l’attenzione sul paradosso tipico di questo genere di storie: i mostri sono fuori, ma quelli più pericolosi sono proprio quelli all’interno, che in condizioni estreme non tardano a balzar fuori. Gli uomini schiavi della paura e del pregiudizio sono pronti – come la cronaca di questi giorni ci dimostra - a scatenarsi con violenza sui propri simili. (...)
In occasione dell'imminente uscita nelle sale del film X-Files I Want to Believe si è materializzata sul sito X-Files Blue Book una bella intervista a Daniela Catelli che - ricordiamo - negli anni 90 collaborava alla rivista ufficiale della fortunata serie televisiva.
Massimiliano G. , il webmaster del ricco sito per appassionati del mondo di X-Files, è stato così gentile da mettere una grande immagine della copertina di Ciak si trema - Guida al cinema horror a corredo dell'intervista di cui riportiamo le primissime battute:
MG: Il tuo nome è legato a uno dei primi prodotti più amati dagli x-philes italiani: la rivista ufficiale curata da Cinquemani e Ruggiero. L'unico vero punto di riferimento per gli appassionati in un periodo in cui internet non era ancora accessibile a tutti. Che ricordo hai di quell'avventura ? E credi che oggi, un'esperienza editoriale di quel tipo possa essere riproposta per i telefilm più in voga del momento o è impossibile a causa dell'immediatezza del web che ormai riesce a soddisfare la sete di informazione dello spettatore?
DC: Bella domanda, sono cose su cui mi sono molto interrogata anch’io. Parto dalla seconda parte per risponderti. Io credo che internet sia preziosissima come fonte di notizie immediata, ma non abbia la capacità di approfondimento che può avere una rivista. Intendiamoci, oggi la stampa di settore è in netta crisi, ma vuoi mettere la soddisfazione di sfogliare delle pagine piene di foto e articoli non solo informativi ma anche critici? Oggi esistono dei magazine dedicati ai telefilm in genere, non conosco le loro tirature e personalmente non amo il fatto che parlino di tutte le serie, a me piacerebbe tantissimo leggerne di monografici ma in questo senso penso che quella di X-Files sia stata un’esperienza unica.
Sul sito sentieriselvaggi.it fa bella mostra di se la copertina di "Ciak si trema - guida al cinema horror" a corredo della magnifica recensione di Carlo Valeri, uno degli autori di "Il buio si avvicina" (Dino Audino Editore - 192 pagine, 18,00 euro) , a cui va il nostro sincero e anche un po' imbarazzato ringraziamento per le splendide parole che ha voluto dedicarci:
Con l'entusiasmo sovversivo e innamorato della mangiatrice di cinema e la competenza di chi conosce l’argomento in ogni minima sfaccettatura, Daniela Catelli elabora un testo ricco di informazioni storiche e acute analisi critiche. Un manuale prezioso e di assoluta passione cinefila, imperdibile per gli amanti del genere ma anche per chi ha deciso solo ora di avvicinarsi all’orrore su grande schermo. Grande precisione filologica e molta attenzione sia alle cinematografie che agli autori emergenti.
Joe Lansdale non è l’unico artista della penna che ho l’onore di poter considerare “amico”. C’è anche uno straordinario scrittore spagnolo pubblicato nel nostro paese, Juan Manuel De Prada, che oggi a Roma presenta il suo nuovo romanzo, “Il settimo velo” (Longanesi). Ma soprattutto c’è Danilo Arona, colui che nel corso degli anni – e sono ormai parecchi – sono giunta ormai a considerare la mia metà oscura, anche se non è cattivo come Alexis Machine. Sta di fatto che tra noi - che viviamo lontani e non ci siamo mai frequentati nella quotidianità – si è creato un legame profondo di pensieri e parole che ci ha portato a scrivere un libro insieme (“L’Esorcista, il cinema, il mito”, Falsopiano), e che lui ha riassunto in modo mirabile e spiritoso nella straordinariamente lusinghiera e commovente introduzione alla nuova edizione del mio “Ciak si trema”. Insomma il nostro è un amore senza congiunzione carnale, un platonico incontro di sensibilità. Solo che lui, al contrario di me, bazzica con cose che a me fanno un po’ paura… non so come faccia, ma quando leggo un suo romanzo (ne ha scritti molti e tutti belli, consiglio soprattutto “Palo Mayombe” : per la bibliografia completa vi rimando al suo sito www.daniloarona.com) o un suo racconto, ho la netta sensazione che quest’uomo conosca davvero il lato oscuro che è il vero cuore della realtà che vediamo, e che in qualche modo riesca a prevedere o anticipare il futuro, le mosse di potenti nemici occulti che prosperano indisturbati in questi tempi di epocale malvagità. Sarà la sua conoscenza di studioso delle sette sataniche che abbondano nel Nord dove vive, la sua passione per il cinema e la letteratura horror, la sua capacità da vero Gemelli di cogliere l’unheimlich che si nasconde nel quotidiano, ma Danilo è uno che ti mette i brividi. Giorni fa mi ha inviato il suo nuovo racconto, “Santanta” (Perdisa editore). Lo spunto di partenza è il Santa Ana, il vento terribile che devasta ogni anno la California e le ville delle star propagando gli incendi, e che fa fare alla gente cose strane e orribili, scatenando la violenza latente dentro di loro. Sarà una coincidenza, ma oggi a Roma soffiava un vento simile, caldo e gravido di minaccia, e sono accadute e continuano ad accadere cose terribili e violente… Dietro il Santanta si nasconde una tremenda entità indiana (sì, insomma, nativo-americana) e forse questo mio ponentino imbastardito e infuocato di polvere del deserto non nasconde altro che i mutamenti climatici legati al famigerato effetto serra. Eppure il dubbio mi resta. Il fatto è che dopo aver letto i libri di Danilo Arona, è impossibile continuare a vedere le cose con gli occhi di prima.
Daniela Catelli, 28 maggio 2008 (cento di questi giorni, magister!)
Non capita tutti i giorni di incontrare Joe Lansdale e alla fine di una lunga, rilassata e illuminante intervista chiedergli di firmare qualcuno dei suoi libri ed essere richiesti a sua volta di dedicargli il proprio… che uomo, che simpatia, che intelligenza in questo texano aperto ed espansivo che sembra di conoscere da sempre dopo aver letto i suoi libri da oltre vent’anni! Adesso tutti lo conoscono, ma mi ricordo quando lessi per caso alcuni suoi racconti in un’antologia, e trovai poi su una bancarella i volumi del Drive In editi da Urania Mondadori, che lessi e divorai, cercando poi in giro in inglese tutto o quasi – la sua è una produzione quasi sterminata – quel che aveva pubblicato, fumetti inclusi. Poi, dopo la consacrazione, Einaudi e Fanucci hanno strappato a Mondatori la priorità sulle sue opere e hanno recuperato tutti i suoi testi dando loro l’importanza che meritavano, dalla fantastica serie di Hap e Leonard alle sue prime opere, come Dead in the West che esce adesso col titolo di La morte ti sfida e che è il suo terzo romanzo. Abbiamo parlato di tutto, delle sue letture da bambino, dei film (molti, in futuro!) tratti dai suoi libri, del suo stile, della violenza di certi temi e delle sue irresistibili, divertentissime metafore. L’intervista la vedrete presto su Coming Soon Television e la leggerete integralmente sul sito della tv. Per ora vi regalo una foto della sottoscritta col grande Joe che tiene in mano – chi l’avrebbe mai detto la prima volta che gli scrissi una email tanti anni fa! – una copia del mio Ciak si trema.
Daniela Catelli
Sul sito di Coming Soon Television potete leggere e vedere il video di tutta l'intervista a Joe Lansdale
Ciak si trema ha orrore degli spoiler e supporta la petizione promossa da Robert Bernocchi su badtaste.it
"Perché tanti giornalisti italiani ritengono che rivelare la trama di un film a tradimento sia un'ottima idea? Per opinione personale, le ragioni sono due. La prima è che è molto più comodo riempire lo spazio a disposizione raccontando piattamente una storia, fin nei minimi dettagli, piuttosto che tirar fuori dei pareri personali (cosa che peraltro constringerebbe il giornalista ad esporsi e non è detto che lo voglia fare). La seconda è che i professionisti del settore nostrani amano tanto pontificare e non si preoccupano se per farlo spoilerano a mani basse."(...)
Fonti ben informate ci hanno comunicato che domenica 25 maggio intorno alle ore 16:10 Ezio Degradi di Radio Popolare parlerà di Ciak si trema - Guida al cinema horror nel corso di Giro del tempo , "una trasmissione musicale a 360° sia per generi che per periodi temporali. Comprende rubriche mensili che si occupano di cucina (?), fantasmi, raccontini di fantascienza del passato che in qualche modo ci hanno azzeccato (Sonde nel futuro o Sonde dal passato, dipende da come gira al conduttore). Un altro pilastro della trasmissione è il brano o disco del mese che viene proposto settimanalmente. Quando è il caso, intervengono, in studio o telefonicamente, ospiti che presentano iniziative, libri, riviste, CD."
Noi per sicurezza ci siamo già sintonizzati, vi consigliamo di fare altrettanto.
Per ascoltare RadioPop in diretta cliccate sul bannerino qui sotto
Vorrei ringraziare una ad una le 585 persone che hanno letto il mio libro, ma siccome non so chi sono, a parte forse una ventina, mi accontento di farlo collettivamente. Questi a oggi sono i dati di vendita (dall'uscita del libro, nemmeno sei mesi) che mi ha comunicato il mio editore. E' tanto, è poco? Secondo me, conoscendo lo stato della saggistica cinematografica in Italia, non è poco per un libro che si è autopromosso e di cui gran parte della stampa ancora ignora l'uscita. Voglio dunque ringraziare Claudio per aver creato questo blog, tutti coloro che mi hanno onorato della loro stima e soprattutto voi, che avete comprato il mio libro sulla fiducia, sperando di non avervi deluso. E c'è ancora tempo per sperare di arrivare alle 1000 copie, anche se qualcosa mi dice che toccherà rimboccarsi le maniche... Grazie ancora!
Mario Bava in Sei donne per l'assassino ha portato l'horror in sartoria, non stupisce quindi che Ciak si trema abbia trovato spazio tre le letture di una modellista sartoriale che su MySpace si firma SvBabooshka. Riportiamo quindi con molto piacere la sua bella recensione, perchè è utile ricordare che la guida al cinema horror di Daniela Catelli non è stata pensata per un pubblico "professionale" e "fanatico" del genere.
Perché leggere un manuale dedicato al cinema Horror? Semplicemente per rivivere alcuni piccoli brividi che fanno parte di emozioni e magari riuscire a trovare spunti per provarne ancora. Il libro è piacevolissimo, scorrevole, non tralascia nulla. Dedica un capitolo per ogni categoria horror, specificandone il simbolismo, raccontando aneddoti e riuscendo ad evidenziare particolari che durante la lettura riportano alla mente le immagini. Inoltre ci porta a fare delle riflessioni… Se vi ha incantato la, Biancaneve degli insetti, protagonista di "Phenomena", che in altre occasione ha girovagato per labirinti assieme a un cattivo D. Bowie. Se una canzoncina infantile la associate a un colore rosso, profondo. Se considerate la protagonista di una favola nera la bella Lisa che immersa in una pellicola dai colori onirici, incontra il diavolo. O magari siete stati affascinati dal volto inquietante di Barbara Still, senza maschera… Non vi sdegna assistere alla trasformazione dettagliate di un uomo in lupo. E di un altro che diventa mosca. Non vi porta ad avere incubi notturni vedere sgozzamenti e i salassi fatti da vampiri. Se i serial killer, sulla pellicola, non vi spaventano e lasciate che la pioggia di sangue cada. Se Tarantino e Rodriguez li guardereste dal tramonto all'alba, magari nei Grindhouse. E se l'unica paura che avete è che la metafora degli zombi sia la realtà in cui la nostra società ci sta portando…Allora questo libro fa per voi con i suoi…Demoni e meraviglie… Ricordano però che ognuno di noi ha il suo diavoletto da esorcizzare. E le meraviglie non sempre sono belle d'aspetto e quelle belle non sempre sono buone.
Citazioni dal libro:
…La verità, alla fine, è che stiamo parlando di film, di passioni un po' insane e di bambini che non vogliono saperne di crescere…( dalla prefazione di Danilo Arona)
Sapete com'è, a furia di vedere degli Horror, si deve sovente lottare con i propri fantasmi personali. (dalla prefazione di Danilo Arona)
…La paura è forse la più antica delle nostre emozioni.
...La distanza tra bene e male ormai così vasta che è impossibile camminare sui margini, restare in equilibrio sull'orlo del precipizio. I cattivi oggi sono mostri senza scrupoli e senso morale mentre i buoni sono impotenti, divisi e con armi spuntate, senza la forza di unirsi e controbattere le loro offensive. Bin Laden, la rete mondiale dei pedofili, le guerre preventive, le pulizie etniche: viviamo in un modo così incasinato che nemmeno il genere più sovversivo per eccellenza, l'horror, sembra in grado di commentarlo o esprimerlo con nuove incarnazioni della paura e del fantastico, o anche solo di esorcizzarlo accentuando il proprio aspetto catartico e vicario.
…la morale di tutta la storia è che i mostri siamo noi, che abbiamo perso completamente il contatto con la natura, la sessualità, la nostra parte istintiva e la capacità di vivere in comunità.
…l'eterno scontro tra civiltà e natura che oggi vede sempre più spesso soccombere chi non è capace di sfoderare zanne e artigli e cerca di farsi largo con la voce pacata della ragione.
…Mutare significa, in questi film, essere costretti a confrontarci, con una situazione che per il solo fatto di verificarsi trasforma il mondo intorno a se, ripensare le proprie categorie morali ed estetiche, abbracciare una visione relativista del mondo, non accettare sempre le regole fatte su misura per gli altri.
Le paure che si leggono (…) negli horror riusciti o meno dell'inizio del terzo millennio, post 11 settembre, sono facilmente riconoscibili, e sono essenzialmente legate alla perdita di valore della vita umana in una società che ha estremizzato i dettami utilitaristici del capitalismo, e in cui la sopravvivenza del più forte è da intendersi in senso letterale.(…) Il più forte è colui che ha le armi, i soldi, il potere. È per farlo vivere che qualcuno può usarci come carne da trapianto e per farlo divertire che c'è gente disposta a massacrarci. (…) Gli zombi siamo ancora e sempre noi, inascoltati, impossibilitati a cambiare la realtà morale e politica di un paese che ci manda al macello per interesse privato mascherato da giusta vendetta. (…) In un mondo senza più certezze, nemmeno quella della sopravvivenza quotidiana, siamo in pena per noi e i nostri cari, e affrontiamo ogni giornata con la consapevolezza che potrebbe essere l'ultima. L' horror del primo decennio e dell'anno Duemila è confuso, sporco frammentario come la vita che conduciamo, si alimenta dei nostri fantasmi: nonostante oggi comunichiamo con tutto il mondo nello spazio di pochi secondi, non è mai stato tanto difficile vincere la paura della solitudine.
…I veri zombi, sosteneva Romero, siamo noi, schiavi del consumo, dell'egoismo, di una società edonista e mercenaria.
Siamo tutti rinchiusi in un lager: a noi la scelta se morire con dignità, abbattere le barriere, o finire sbranati da quello che abbiamo scelto di ignorare, e che non siamo preparati ad affrontare.
Ascoltando: "Zombi" Goblin. "Zombi Holocaust" Nico Fidenco. " Quella villa accanto al cimitero", " L'aldilà…tu vivrai nel terrore" Fabio Frizzi. " Synphonic Holocaust" Morte Macabre. "La Casa", "La Casa 2" Joseph LoDuca.
Daniela Catelli è stata ancora ospite su FilmTV, questa volta con un suo pezzo a corredo della locandina che si trova al centro della rivista. Ve lo riportiamo integralmente.
Mi capita raramente di rimpiangere di non essermi trovata da qualche parte, ma quando alcuni amici mi hanno raccontato il loro incontro, nel giugno 1984, con un ragazzetto americano magro e sorridente in un bar di Cattolica, ho provato una fitta di sincero dispiacere per aver iniziato la mia frequentazione del mitico e compianto Mystfest solo nel 1986. Quel mite ventiquattrenne è infatti Sam Raimi, venuto a presentare il suo iconoclastico e parossistico The Evil Dead, accolto in America con grande scalpore l’anno precedente e pronto per l’uscita italiana a fine agosto. Da noi viene ribattezzato La casa, titolo che dà il via a un filone interminabile rinominando rip-off, sequel e qualunque horror in cui quattro pareti racchiudano oscuri segreti (in pratica tutti). Il capostipite involontario di questo fenomeno nasce grazie a un violento corto di 30 minuti, Within the Woods, girato nel 1979 da Samuel Raimi, Bruce Campbell e Rob Tapert, tre amici del Michigan cresciuti a pane, film, fumetti e Three Stooges. Usando il film come biglietto da visita, questi tre bravi ragazzi della middle-class locale, autori fin da piccoli di decine di corti in super8, per lo più a soggetto comico e western, improvvisano una colletta tra parenti, amici e conoscenti. Con i 90.000 dollari raccolti realizzano The Book of the Dead (ovvero il Necronomicon di Lovecraft), titolo cambiato prima dell’uscita perché la parola libro pare poco appetibile per gli hardcore fans dell’horror americano. 15 pagine di copione, il fido Campbell, amici ed ex compagni di liceo come interpreti, e sul set la tipica atmosfera dei campfire tales: un campeggio un po’ folle in cui tutti si impegnano al massimo per evocare l’orrore della storia e gli attori vengono letteralmente torturati ai fini della riuscita del film. Dati gli effetti speciali al risparmio, i nostri indossano lenti a contatto speciali con cui non vedono niente e restano a lungo sepolti nel gelido terreno del luogo agitando arti e teste che devono sembrare staccati dal corpo. E come in ogni low budget che si rispetti da che mondo è mondo, non ci sono orari sindacali, ma si lavora fino a 16 ore al giorno. Tom Sullivan, che ha un background di animatore stop motion e illustratore, armato di litri di appiccicoso Karo Syrup, lattice liquido e spray, cotone, gesso a presa rapida, creta e coloranti per cibi, realizza il makeup del film, dal Book of the Dead ai Deadites, le creature possedute. Dal canto suo Tim Philo sopperisce alla mancanza della steadicam inventandone dei rudimentali e artigianali sostituti dai nomi pittoreschi come shakey-cam e vasil-cam. Ne viene fuori un film fantastico, non certo per la storia, elementare e ripetuta con poche variazioni nel sequel-remake che gli darà lo stesso Raimi, e densa di omaggi al limite del plagio ai primi film di Wes Craven e all’’Esorcista di William Friedkin: alcuni liceali in vacanza in una baita isolata nei boschi del Tennessee scatenano dei feroci demoni sumeri che si impossessano di loro trasformandoli in mostri assassini. La casa ha in sé tutta l’energia febbrile, feroce e vitale che apre la grande stagione dello splatter, è uno straordinario rollercoaster visuale e tecnico che travolge uno spettatore non abituato a quei ritmi offrendogli un mix di divertimento, disgusto e paura in un racconto che ricorda le migliori fiabe della nostra infanzia, dove però ad accogliere la principessa perduta non c’è una graziosa casetta abitata da 7 miti creature ma spiriti maligni che reclamano il possesso delle sua anima.
Al ritorno da una settimana di vacanza trascorsa sotto la pioggia è stata una gradita sorpresa scoprire che almeno Ciak si trema- guida al cinema horror ha trovato un posto al sole.
Per questo dobbiamo rendere grazie a Boris Sollazzo che ha scritto la bella recensione apparsa su Il Sole 24 ORE.com che vi proponiamo qui sotto.
Ciak si trema: guida alla paura al cinema di Boris Sollazzo
Chi ha paura di Daniela Catelli? Forse tutta quella critica paludata e paludosa che ha paura ad esprimere giudizi ma non si vergogna di essere schiava di pregiudizi. Mix pericoloso che porta a stroncature e disattenzioni nei confronti di generi preziosi ed essenziali come l'horror. Daniela è l'autrice di "Ciak si trema- Guida al cinema horror", edito da Costa & Nolan, versione rivista e (s)corretta dell'omonima opera in due tomi uscita per Theoria nel 1996. Undici anni hanno cambiato molto, se non tutto. La definitiva affermazione di internet, la lenta agonia del cinema di paura, a causa di timori reverenziali verso i grandi maestri del passato e di terrori reali che sono esplosi nel mondo, da Bin Laden ad Abu Grahib e Guantanamo. L'autrice ha molti pregi: una profonda conoscenza del cinema, un rapporto sereno con la paura, una mentalità aperta che le consente analisi diverse e acute. Il libro è un saggio i cui capitoli non sono frutto mero di enciclopedismo ma di un percorso a tappe, a temi, in cui l'horror viene sviscerato dalla A degli antenati (interessante excursus nel passato e nelle origini) alla Z degli eterni, in tutti i sensi, zombie.
Salve miei 4 annoiati lettori. Sicura di farvi cosa gradita vi segnalo che nell'uovo di Pasqua quest'anno, invece dei soliti portachiavi e inutili gingilli, potete trovare un bellissimo libro scritto dal mio amico e protegé Paolo Zelati. Si intitola "IL SIGNORE DEL MALE. Il fantastico realistico nel cinema di John Carpenter", e oltre a una disamina approfondita e appassionata del cinema politico di un grande maverick della celluloide, contiene una lunga e bellissima intervista al regista e ai suoi attori feticcio. Imperdibile. Bellissima l'edizione (Unmondoaparte), un po' meno bello il prezzo (24 euro) ma giustificato dalle foto e dal contenuto. La prefazione è di Valerio Evangelisti e la postfazione - di cui vado molto orgogliosa - di me medesima. Che aspettate? Accattetevillo! Buona Pasqua a chi ci crede e a chi crede solo alle virtù terapeutiche delle uova di cioccolato, come la sottoscritta.
I maschietti più attenti sul numero di gennaio-febbraio 2008 di Matrix hanno avuto modo di trovare, oltre al calendario (che mi sono perso ... maledizione!), la segnalazione di Ciak si trema - guida al cinema horror di Daniela Catelli.
Un grazie di cuore al Caporedattore Eleonora Saracino e a Flavio Viscontesi.
Sul numero di marzo della Rivista Del Cinematografo in edicola in questi giorni è presente una segnalazione di Ciak si trema - guida la cinema horror di Daniela Catelli.
Sono passati oltre 3 mesi dalla pubblicazione del mio libro, e tutto tace. Non che pensassi di aver scritto qualcosa degno di apparire nei salotti televisivi e letterari italiani, ma a parte il lusinghiero apprezzamento degli appassionati, tra cui anche lo scrittore spagnolo Juan Manuel De Prada e il comic book artist Stefano Raffaele (leggete i loro lavori, sono fantastici), nada de nada. Soprattutto, mi duole ma non mi sorprende dirlo, tace l’editore, che mi ha abbandonato al mio destino. Nessuna traccia dell' anticipo di 300 (trecento) euro lordi, nessuna risposta alle mail se sono scritte cortesemente e non lasciano trapelare un minimo di nervosismo, nessuna risposta a domanda diretta, nessun modo di sapere se a parte le recensioni procurate da me medesima qualche copia inviata da loro (a chi? Mistero!) è andata a buon fine. A richiesta in merito oggi mi è stato risposto che quelle di cui sanno sono sul loro sito nella sezione Stampa: ho controllato, e sono quelle dovute a me e inoltrate a loro per conoscenza. Strano: pensavo che un editore che certo non è l'ultimo arrivato né il più piccolo sul mercato avesse un ufficio stampa, visto che ce lo aveva anche Puntozero che era minuscola e che mi seguì dall'inizio alla fine e anche oltre.
E ora facciamo un passo indietro e cominciamo dall’inizio. Vi siete mai chiesti come nasce la copertina di un libro? Sinceramente non mi ero mai posta il problema, visto che in precedenza non me ne ero mai dovuta occupare, tranne che nel caso del libro su Friedkin, in cui mi avevano chiesto di scegliere una foto, che a cose fatte era stata apprezzata moltissimo dallo stesso soggetto del libro (mai pagato una lira di diritti, e lui lo sa). Stavolta la faccenda è stata un po’ più complicata, e se vi ha sorpreso la copertina di Ciak si trema, beh, devo rivelarvi che la prima a essere sorpresa sono stata io.
Daniela Catelli
STORIE DI COPERTINA (ultima parte)
La storia di come si è giunti alla copertina della nuova edizione di “Ciak si trema – guida al cinema horror” merita di essere raccontata.
In giugno la casa editrice chiede a Daniela se ha un’immagine da proporre per la copertina, il più possibile attuale e che rimandi magari all’horror giapponese.
Daniela non si è mai occupata direttamente delle copertine dei suoi libri e gira la richiesta a me, non perché io sia un esperto del settore, ma perché sa che ho dimestichezza nella ricerca di immagini in internet.
Mi tuffo nel mare magno del web e riemergo con questa immagine promozionale di Grudge 2 molto suggestiva.
Avendo del tempo da perdere con due colpi di photoshop creo una copertina sullo stile di quelle di costa&nolan.
Dani è entusiasta e gira la copertina al suo contatto presso l’editore che trova l’immagine “molto bella e di impatto” e ci fa richiesta della foto originale in alta risoluzione, foto che ovviamente non possediamo, pertanto Daniela suggerisce di rivolgersi alla distribuzione del film.
Fin qui tutto facile.
Qualche tempo dopo l’editore fa sapere di aver contattato direttamente la produzione e che questa ha chiesto la cifra di 10.000 (diecimila) dollari americani per i diritti.
Cifre fuori portata per chiunque non sia l’editore di un bestsellerista.
Inutile dire che Daniela è dispiaciuta di non poter avere la copertina così come l’avevo pensata.
Il suggerimento che diamo è allora quello di creare una immagine simile, in fin dei conti si tratta di un buco nella carta e di un occhio, non dovrebbe essere difficile da ottenere con programmi di grafica professionali.
Mandiamo quindi questo mio veloce autoscatto a titolo di esempio.
Passa il tempo e della copertina non si sa più nulla, anche perché Daniela prende la decisione di lasciare la cosa agli addetti della casa editrice.
Arrivano quindi delle proposte di copertina.
Lo stupore è di vedere tra queste lo stesso occhio - quello da 10.000 $ - tagliato diversamente.
In una addirittura ci sono due occhi di Grudge 2. ... roba da 20.000 dollari.
La domanda che sorge spontanea è: ma perché allora non utilizzare la prima immagine proposta?
Daniela tiene per se la domanda e si rimette alla scelta dell’editore.
Arriva quindi una email con quella che sembra essere la copertina finale: stesso occhio ma su sfondo nero.
Dani - esausta - risponde che per lei può andare.
E invece no, arriva una nuova email con la copertina definitiva che sta andando in stampa con il libro, e indovina un po’?
Hanno usato il mio occhio!
Cavolo! Sono diventato un cover boy!
Certo che a saperlo avrei fatto la foto con più cura, l’avrei ritoccata un pochino e soprattutto avrei usato un foglio diverso … perché vedete … i segni che si vedono son mica simboli magici o cosa … è la lista della spesa!