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mercoledì 20 maggio 2020

 DARK SHADOWS

 FOCUS SU UNA SERIE LEGGENDARIA




 My name is Victoria Winters...” comincia così, con la voce off di Alexandra Moltke, dopo l'annuncio del ciak, del numero della puntata e della data, fatto dallo speaker direttamente sul set, ogni episodio di Dark Shadows, la soap gotica creata nel 1966 dalla mente geniale del regista e produttore Dan Curtis. Comincia senza sapere che diventerà una leggenda, come una soap-opera qualsiasi, con l'arrivo di una giovanissima governante, Vicky Winters, chiamata a istruire un ragazzino pestifero in una ricca, antica e misteriosa famiglia, i Collins, in una cittadina di pescatori del Maine che in loro onore si chiama Collinsport. Nella prima puntata conosciamo la bella e volitiva Elizabeth "Liz" Stoddard Collins, che da 18 anni, da quando il marito se n'è andato, non mette mai piede fuori da quella lugubre e antica dimora sulla scogliera, chiamata ovviamente Collinwood, dove il vento soffia sempre triste e minaccioso e spesso infuria la tempesta. Insieme a miss Winters, che arriva da un orfanotrofio di New York per prendere servizio (e non si capirà mai perché la signora Collins abbia voluto proprio lei, uno dei misteri irrisolti della serie), arriva con lo stesso treno Burke Devlin, un uomo che ha passato cinque anni in carcere ingiustamente e torna ricco come il conte di Montecristo e in cerca di vendetta proprio sul fratello di Elizabeth, Roger, snob e senza scrupoli, padre di David, che detesta, e che vive sostanzialmente alle spalle della sorella. E poi c'è la figlia di Elizabeth, Carolyn Stoddard, bellissima, biondissima e capricciosa, che fa ammattire il povero Joe Haskell, innamorato di lei, ma di una classe decisamente inferiore.

ELIZABETH STODDARD COLLINS, ROGER COLLINS E VICKY WINTERS
Inizialmente Dark Shadows si dipana, nei venti minuti di ogni puntata, con una certa lentezza, ma ci affezioniamo subito agli attori, che hanno voci bellissime e sono molto credibili nel rappresentare il carattere dei loro personaggi, per quanto quasi tutti - alcuni più di altri - si impappinino spesso. Ed è questo un altro elemento che ci fa subito affezionare alla serie: il ritmo di produzione velocissimo e da "buona la prima" ha lasciato tracce memorabili. Non solo gli spassosi errori degli attori che leggono le battute sul gobbo, ma strani rumori metallici, tombe che si muovono, pareti che si spostano, elementi di scenografia che cadono, porte che si ostinano a restare chiuse nonostante l'attore cerchi di uscire di scena, colpi di tosse e sussurri di provenienza ignota... tutto questo, a differenza di quel che forse speravano gli attori, non è scomparso e solo in seguito è stato estrapolato e raccolto nei cosiddetti bloopers, ma con gran divertimento di chi le vede è rimasto all'interno delle puntate, perché i rifacimenti erano considerati troppo costosi per un programma pomeridiano. Nonostante questo, la qualità della scrittura e della recitazione, il suggestivo tema musicale, gli effetti sonori e la fotografia rendono pregiato un prodotto realizzato in modo frettoloso perfino per gli standard dell'epoca. E quando lo si comincia a vedere, come le ciliegie, un episodio tira l'altro.


MAGGIE EVANS E VICKY WINTERS
Inizia come una soap, dicevamo, con poche location tra cui il mitico e unico bar ritrovo del posto, il Blue Whale, dove il jukebox suona sempre una sola musichetta pseudo yé yé (con a volte qualche azzardato accenno di Ciliegi Rosa o Brazil), le ragazze dai capelli supercotonati indossano minigonne e stivali e gli ubriaconi del luogo si ritrovano per affogare i propri dispiaceri. Come il padre di Maggie, la gentile e curiosa cameriera dell'unica locanda della città, che è il pittore fallito, vedovo e sopraffatto dai sensi di colpa Sam Evans. A proposito, si beve tantissimo in questa serie: nel salotto di Collinwood un'elegante bottiglia sempre piena di brandy è l'abbeveratoio serale di Roger Collins e dei numerosi ospiti, più o meno benvenuti, della casa. E se Sam Evans è un vero alcolizzato, lo era purtroppo anche il bravissimo attore che lo interpretava, David Ford, morto a soli 57 anni di infarto, dopo una vita a combattere con questa dipendenza. Ford aveva anche sposato nel 1966 Nancy Barrett, la bella attrice che interpretava Carolyn Stoddard, da cui lo dividevano 18 anni di età, ma il matrimonio era durato solo due anni. Anche Mitchell Ryan, che oggi ha 94 anni e dopo essersi disintossicato ha avuto una brillante carriera cinematografica, alzava spesso il gomito. In alcuni episodi il suo stato di alterazione è evidente e a un certo punto gli è costato il licenziamento dalla serie e l'affidamento ad altri attori del personaggio di Burke Devlin (di sicuro il nome più citato e col maggior numero di intonazioni nelle prime cento puntate).

BURKE DEVLIN
L'aneddotica che circonda Dark Shadows è ricchissima: la dolce Alexandra Moltke a un certo punto lasciò la serie per mettere su famiglia (e venne sostituita da Betsy Durkin e Carolin Groves, prima che Vicky Winters fosse fatta sparire definitivamente). Ricordate il caso von Bulow, da cui è stato tratto anche un film con Jeremy Irons e Glenn Close? Bene, era proprio Alexandra l'amante per cui Claus Von Bulow (morto l'anno scorso a 92 anni) fu accusato di aver tentato di avvelenare la moglie, una ricca ereditiera.

Come in tutte le serie che vanno avanti a lungo (Dark Shadows, in onda sulla ABC, terminerà nel 1971 con un totale di 1225 episodi: avete letto bene!) alcuni attori, oltre a svolgere più ruoli nella parti ambientate in epoche diverse della trama, vengono sostituiti, spesso senza spiegazioni. Ad esempio Matthew Morgan, il folle bruto che inspiegabilmente è l'uomo di fiducia della raffinata Liz Stoddard Collins, viene interpretato da George Mitchell in soli 3 episodi, per essere poi cambiato con il più efficace Thayer David (che tornerà anche in altri ruoli, dopo la morte di Morgan). Burke Devlin dopo il licenziamento di Ryan verrà affidato ad Anthony George. Prima dell'arrivo di David Ford, Sam Evans per sette episodi ha avuto il volto di Mark Allen. Poi c'è il caso del viscido Willy Loomis, compagno di malefatte del ricattatore di Liz Stoddard, Jason McGuire, che per cinque puntate è stato il perfetto teddy boy di James Hall, sostituito dal bravissimo James Karsten che diventerà il servo del vampiro Barnabas Collins.

MAGGIE EVANS E BARNABAS COLLINS

Ecco, non abbiamo ancora introdotto l'elemento più importante, il soprannaturale. All'inizio si parla molto e si vede poco, si racconta delle leggende del posto, delle due donne precipitate dal Picco delle Vedove e della terza che le seguirà, e naturalmente di presenze spettrali. Poi fa la sua apparizione nella Vecchia Casa (la dimora originaria in rovina della famiglia Collins, dove si stabilirà Barnabas) il benevolo fantasma di Josette Collins col suo profumo di gelsomini, che aiuterà più volte il piccolo David, che ha un rapporto privilegiato con l'aldilà, soprattutto quando la madre Laura, separata dal padre Roger e  un tempo ricoverata in manicomio torna stranamente cambiata, decisa a reclamarne la custodia. Con lei si svolge una delle sottotrame più suggestive in assoluto della serie. Ma colui che la renderà immortale è appunto l'Immortale per definizione, il vampiro Barnabas Collins, interpretato con perfetto aplomb e minaccioso fascino britannico dall'attore canadese Jonathan Frid, che - liberato da quell'incauto ingordo di Willy Loomis a caccia di gioielli nella cripta di famiglia - si spaccia per un cugino a tutti sconosciuto venuto dall'Inghilterra. Tutti notano che è praticamente identico al ritratto appeso a Collinwood di quello che lui dice essere un suo antenato, ma ne giustificano la stranezza e il modo forbito di parlare come eccentricità europee. Il personaggio (e l'attore) che diventerà la star di Dark Shadows era stato inizialmente previsto per poche puntate, per ridare un po' di linfa allo show in calo di ascolti. Nessuno avrebbe immaginato che il suo ingresso lo avrebbe reso un personaggio di culto con cui quasi tutti oggi identificano la serie, e avrebbe aperto le porte a ogni genere di creatura soprannaturale, streghe, mostri di Frankenstein e lupi mannari inclusi. Se non avete la pazienza di vedere Dark Shadows dal principio (la trovate qua su youtube) sappiate che Barnabas fa il suo trionfale arrivo solo nella puntata numero 211.

LA FOLLA IN DELIRIO PER JONATHAN FRID
Non abbiamo mai invidiato tanto qualcuno, come quei ragazzini americani che dal 1966 al 1971 si precipitavano a casa subito dopo la scuola per piazzarsi davanti al tubo catodico e assistere a un nuovo episodio di Dark Shadows. Noi piccoli amanti del brivido negli anni Sessanta abbiamo avuto Belfagor e nel 1971 Il segno del comando, ma erano solo 11 puntate in tutto e a dir la verità assai addomesticate rispetto alla paura che alcuni episodi di Dark Shadows riescono ancora a sprigionare. Lo stesso effetto ce lo avrebbero fatto qualche anno dopo la Trilogia del terrore con Karen Black, con il mitico episodio del guerriero Zuni, guarda caso anche quello dovuto a Dan Curtis, e il film Ballata macabra, sempre firmato da lui. Da Dark Shadows nacquero due film per il cinema, La casa dei vampiri e La casa delle ombre maledette, entrambi diretti da Curtis, poi libri, fumetti, convention e un culto ancora vivo dopo 50 anni, perché quello che vedi da bambino ti segna per tutta la vita. Non c'è da stupirsi se uno di quei ragazzini era Tim Burton, che nel 1966 aveva 8 anni e nel 2012 ha voluto rendergli omaggio con la sua (purtroppo deludente) versione, dove se non altro ci sono i cammei di alcuni dei vecchi interpreti, tra cui Jonathan Frid, scomparso proprio nell'anno dell'uscita del film, a 87 anni.

BARNABAS COLLINS E IL SUO RITRATTO
Scoprire ora Dark Shadows, vi assicuriamo, fa tornare bambini, spaventati dal buio e dai mostri che si aggirano intorno a noi, nonostante gli adulti ne neghino l'esistenza. Non sarà lo stesso piacere che avremmo provato allora, ma vedendolo da grandi comprendiamo che le belle storie di paura sono sempre state le migliori, lo sono ancora e sempre lo saranno. Soprattutto quando alla fine, sulla spettrale colonna sonora, lo speaker ci ricorda che si tratta di “A Dan Curtis Production”.

ALCUNI DEI PROTAGONISTI DI DARK SHADOWS


Una piccola postilla è obbligatoria su alcuni degli attori di cui non abbiamo parlato sopra e a cui siamo certi vi affezionerete come a persone di famiglia. Ovviamente ci limitiamo a una piccola parte di tutti quelli che hanno partecipato anche perché, per ora, siamo ancora molto indietro con la visione. L'interprete di Maggie Evans - e di altri 4 personaggi - si chiama KATHRYN LEIGH SCOTT e qualcuno forse la ricorderà anche nel ruolo di Nuria in Star Trek – The Next Generation. Oggi ha 77 anni, possiede una casa editrice, la Pomegranate Press, e ha scritto numerosi libri sulla televisione, tra cui più di uno su Dark Shadows, oltre a romanzi ed audiolibri ispirati alla serie (e non solo). Anche lei ha avuto un cammeo nel film di Tim Burton

JOEL CROTHERS E KATHRYN LEIGH SCOTT

Quello che nella serie è stato prima il fidanzato di Carolyn Stoddard e poi di Maggie, Joe Haskell, era interpretato da un bel ragazzo di nome Joel Crothers, un attore che non ha avuto altrettanta fortuna ed è morto di Aids a soli 44 anni. Sul set tutti sapevano che era gay anche se pubblicamente non aveva mai fatto coming out, tanto che aveva in programma il matrimonio con un'attrice poco prima di morire. 

NANCY BARRETT E JOEL CROTHERS
Era gay anche lo straordinario LOUIS EDMONDS, che ha rivelato la sua omosessualità solo nella sua biografia, Big Lou, quando aveva superato i 70 anni. Oltre a incarnare l'antipatico e irascibile Roger Collins, ha ricoperto ben 7 personaggi nella serie, apparendo sia nel primo che nell'ultimo episodio. Premiato attore teatrale, nella vita Edmonds era l'esatto contrario di Roger. Spiritoso e burlone, era solito, prima di girare, fare battute che costringevano a molti sforzi Nancy Barrett e Alexandra Moltke per non scoppiare a ridere. Edmonds è morto nel 2001 a 77 anni.

LOUIS EDMONDS
Di NANCY BARRETT (Carolyn Stoddard e altri sei personaggi) come di ALEXANDRA MOLTKE (Vicky Winters) vi abbiamo in parte già parlato. La prima oggi ha 76 anni e ha lasciato la recitazione nel 1986, con qualche sporadico ritorno. È stata nella serie dall'inizio alla fine, apparendo in 405 episodi. Alexandra Moltke, nata in Svezia da genitori danesi, ha smesso anch'essa di recitare dopo Dark Shadows e oggi, a 75 anni (73 secondo altre fonti) ha all'attivo come regista alcuni interessanti documentari storici. 

IL CAST
Il secondo e più duraturo Willy Looman era interpretato da JOHN KARLEN, che aveva 26 anni all'epoca e che purtroppo è morto proprio il 22 gennaio 2020, all'età di 86 anni, dopo aver continuato una ricca carriera da caratterista in molte serie tv. JAMES HALL è ancora vivo, ha partecipato a qualche convention, è autore di un libro e attribuisce all'aver perso il ruolo per cui era in lizza - il cowboy di Un uomo da marciapiede, andato alla fine a Jon Voight perché più alto e in maggior contrasto col personaggio di Dustin Hoffman - il fatto di non essere diventato una star e avere avuto una vita felice.

DAVID HENESY è (o meglio era) lo straordinario ragazzino che interpreta David Collins, inizialmente odioso poi col passare del tempo sempre più maturo e simpatico. Essendo il più giovane di tutti oggi ha “solo” 64 anni e ne aveva 11 all'inizio della sua avventura. Dopo la serie ha lasciato la recitazione (peccato!) e attualmente vive con la moglie a Panama dopo aver messo su una catena di ristoranti di lusso.

DAVID HENESY
Abbiamo citato Laura Collins, la Fenice, interpreta da DIANA MILLAY, dagli splendidi e ipnotici occhi. Nel suo curriculum prima di Dark Shadows c'è il lavoro di modella e molte apparizioni televisive in serie come Operazione U.N.C.L.E, Maverick, Bonanza, Perry Mason e moltissime altre. Diana ha lasciato la recitazione nel 1971, a soli 36 anni. Ha scritto diversi libri tra cui un'autobiografia intitolata, non a caso, "I'd Rather Eat Than Act", Preferisco mangiare che recitare. Del resto è apparsa in oltre 100 programmi televisivi, dal vivo e registrati, e La casa dalle ombre maledette è stata il suo canto del cigno. Oggi ha 85 anni.

DIANA MILLAY
Dulcis in fundo – ma l'elenco sarebbe ancora lungo - vogliamo terminare col pilastro della serie, la matriarca Liz Stoddard Collins, interpretata da JOAN BENNETT. L'attrice hollywoodiana, che gli appassionati di horror ricordano anche come la Madame Blanc di Suspiria di Dario Argento, è morta nel 1990 all'età di 80 anni. Aveva iniziato la sua carriera all'epoca del muto ed era diventata un nome di punta dello star system hollywoodiano negli anni '30 e '40. Nel 1933 era stata Amy in Piccole donne di George Cukor, nel 1945 fu protagonista per Fritz Lang dello splendido noir Strada scarlatta, poi recitò in Non siamo angeli di Michael Curtiz con Humphrey Bogart e in tanti altri celebri film. Nella sua carriera questa bellissima attrice non ha mai vinto niente, se non l'affetto di un pubblico che ancora ricorda la sua Liz piena di segreti, pronta a giurare eterno odio ma capace sempre di cavarsi dalle peggiori situazioni con grinta e decisione. Senza di lei, Dark Shadows non sarebbe stato quello che è diventato per milioni di spettatori, che alla sua incomparabile classe ed eleganza (che dimostra perfino quando scivola sui lunghi dialoghi della serie) rendono ancora omaggio.

JOAN BENNETT
P.S. Oltre al film di Tim Burton c'è stato un tentativo di rilanciare la serie nel 1991, con Ben Cross nel ruolo di Barnabas Collins, Joseph Gordon-Levitt, all'epoca bambino, in quello di David Collins e con la partecipazione di Barbara Steele nella parte della dottoressa che cerca di guarire il vampiro. Anche se questo reboot - che in 12 episodi condensa diverse storie apparse nella serie originale - era stato accolto benissimo, ha avuto vita breve: la messa in onda è sfortunatamente coincisa con la guerra del Golfo e la trasmissione delle puntate è stata spesso interrotta e spostata, perdendo pubblico e costringendo la rete (NBC) alla cancellazione. 

DAVIS SELBY (IL LUPO MANNARO QUENTIN COLLINS), KATHRYN LEIGH SCOTT, JOHNNY DEPP, JONATHAN FRID E TIM BURTON

Per concludere, Dark Shadows, come un altro, precedente capolavoro della tv americana, Ai confini della realtà di Rod Serling, è venuta prima di tutte le altre serie che dagli anni Novanta in poi hanno invaso le nostre case con storie soprannaturali piene di mostri, mutanti e vampiri, ambientate in tranquilli posti di provincia che nascondono mondi arcaici e potenze ultraterrene. Perfino David Lynch deve molto alla sua commistione tra soap opera e horror. Inoltre, anche se è ovviamente un caso, è ambientata nel Maine come le storie di Stephen King (e quando viene citata Bangor impossibile non pensare a lui). Dobbiamo questa serie unica, iniziata in bianco e nero e terminata a colori, alla creatività di un uomo che rispondeva al nome di Dan Curtis, scomparso nel 2006, con cui noi amanti dell'horror e del fantastico abbiamo un grosso debito di riconoscenza.





sabato 5 gennaio 2013

 

 Buon 2013

Per arrivare là, dove nessun uomo è mai giunto prima


Ben ritrovati, spero abbiate passato delle feste serene, e che siate pronti, a differenza della sottoscritta, a prendere a calci in culo il nuovo anno.

Lasciando da parte i convenevoli e riprendendo le fila di questa specie di blog (dove non si parla di cucina, di politica e di calcio, cioé delle uniche cose che a quanto pare interessano gli italiani), poche cose mi divertono di più del vedere come i motori di ricerca rispondano alle richieste più strane del web, indirizzando sti poveretti sulle strade sbagliate del mio Ciak si trema. Così, dopo il "bambino sfregiato col bisturi", i "video porno di signore seguite da sc..." (Scavatore? Scippatore? Scrittore? Scopatore? Come vorrei poter leggere tutto!), "trema tutto e possibile che prende" e vari accenni anche lontani a cose di cui magari parlo davvero, c'è anche qualcuno che ci è arrivato con questa domanda: "Sasha Roiz è gay?" 
Ora, per chi non lo sapesse, cioè la maggioranza di quanti mi leggono, Sasha Roiz è l'attore canadese – molto sexy – che interpreta il Capitano Renard, misterioso esponente di una famiglia reale di Wesen, nella bella serie tv GRIMM. E se così fosse? E' vero che per gli etero sarebbe uno spreco, ma è anche molto probabile che nessuno di noi abbia occasione di verificarlo, e in ogni caso questo non diminuirebbe il suo fascino. Mi chiedo perché ci sia gente che presuppone che internet abbia TUTTE le risposte quando ha tutt'al più TUTTE le insinuazioni. Vabbé, comunque leggere questi dati mi diverte, e mi fa venir voglia di scrivere (ovviamente non di quello che interessa a queste persone). So che scrivere più spesso la parola porno mi porterebbe più lettori, e del resto sono convinta - e ho sempre detto - che il porno e l'horror sono due generi strettamente imparentati perché mettono in scena lo sfruttamento del corpo umano, la sua dissezione teoretica e pratica, e sono entrambi basati sulle pulsioni più elementari. Ma il primo non lo frequento da tempo e quando l'ho fatto mi ha in genere annoiato, mentre il secondo mi sfugge, da un po' di tempo a questa parte.

Sto meglio – mi sono sfogata e sfogarsi fa SEMPRE bene, specie se si ha ragione – e tra le mille cose che voglio leggere, vedere, scrivere e VIVERE in questo 2013, credo che il proposito numero 1 sia quello di studiare me stessa e i miei simili. Ho in mente un libro in parte autobiografico e voglio impiegare il tempo che passo sui mezzi a "osservare" l'umanità depressa costretta a prenderli, invece che concentrata su me stessa e sulle cose che mi piace leggere e ascoltare.

Mi dispiace cambiare totalmente tono, per salutare da queste pagine alcuni dei grandi scomparsi di fine anno (ce ne sono sempre, mi piace pensare che lo facciano apposta per guastare le feste a chi resta), a partire da Rita Levi Montalcini, che non ho mai capito cosa abbia fatto anche se so che è un genio riconosciuto, ma che, diciamolo, il suo bel secolo di vita se l'è vissuto. Poi se n'è andato Charles Durning, un attore corpulento e corposo che ho sempre adorato, con quello sguardo tra l'affabile e il perfido, perfetto sia per ruoli da buono che da villain. Mi è piaciuto tanto in film che ho amato molto: La stangata, Quel pomeriggio di un giorno da cani, I ragazzi del coro, Il più bel casino del Texas, Lo spaventapasseri e Mr. Hula Hoop. Era uno di quei caratteristi che lasciano il segno, come ne nascono sempre più di rado. Ci ha lasciato per sempre la vigilia di Natale, a 89 anni. Della sua morte qualcuno si è accorto, mentre ha avuto purtroppo meno risalto quella del regista italiano Emidio Greco,
scomparso a soli 74 anni lo scorso 22 dicembre. Autore di un importante film fantastico come L'invenzione di Morel, del 1974, dal racconto di Adolfo Bioy Casares, con uno straordinario Giulio Brogi, di Una storia semplice con Gian Maria Volonté, e del recente Notizie degli scavi, avevo avuto occasione di intervistarlo a lungo in una vecchia edizione del Bellaria Film Festival. Era un uomo molto colto, interessante, autore di 7 soli film, una persona di raro valore, un intellettuale disponibile e acuto, forse troppo schivo per una società da sempre amante dei caciaroni e degli urlatori.

E' morto poi anche il creatore di due serie che non ho mai amato molto, Spazio 1999 e Ufo, nonché dei Thunderbirds che mi hanno sempre fatto impressione:  
Gerry Anderson, autore della sci-fi di culto per molti dei ragazzi degli anni Sessanta/Settanta, ha preso il volo a 83 anni il 26 dicembre. 
Ma la scomparsa che mi ha colpito di più è quella di un personaggio assai meno famoso: Alberto Lisiero, fondatore dello Star Trek Italian Club, l'Ammiraglio della nostra flotta spaziale, che se n'è andato all'improvviso, troppo presto, a 48 anni. 
Durante le vacanze di Natale ero finalmente riuscita a guardare Trekkies, lo splendido documentario sui fan dell'universo creato da Gene Roddenberry, quello libertario, pacifista, hippy, aperto e tollerante di Star Trek
E attorno ai valori di questo mondo si è costruito proprio per questo un fandom colorito, divertente, a volte estremo, ma sempre interessante e umano. Ricordo di essere andata, molti anni fa, a una delle prime convention dello Sticcon, che si teneva a Viareggio, e in quell'occasione ho sicuramente incontrato Alberto, che era un punto di riferimento imprescindibile, assieme alla moglie Gabriella Cordone, anche per le pubblicazioni e le versioni italiane dei film e telefilm della serie. Non me lo ricordo, ma mi piace la sua passione, il fatto che sia stato sepolto con l'uniforme della Federazione e che per i suoi funerali siano arrivati a Bibione centinaia di fan in divisa. A qualcuno farà sorridere. A me, in tempi in cui non si riesce ad accendere la tv senza vedere gente priva di valori umani, che pietisce voti e consenso, commuove questa vita e questo addio affettuoso, e spero che a dargli il benvenuto, su nell'Ultima Frontiera, sia stato il burbero ingegnere scozzese interpretato da James Doohan, e che Alberto abbia avuto il tempo di dirgli, prima di lasciare bruscamente questo mondo, "beam me up, Scotty".

mercoledì 12 novembre 2008

Horror Night

Finalmente torna l’horror in tv, su Coming Soon Television, in un programma settimanale di mezzora in seconda serata (dalle 23 e 30). Curato dall’esperta del settore Daniela Catelli (Ciak si trema, L’esorcista 25 anni dopo), Horror Night si comporrà di due parti: nella prima verrà illustrato un tema affrontato dal genere attraverso clip non censurate e interviste.

Ma la seconda parte – e questa è la novità – la fate voi! Giovani e promettenti autori di corti, volete lasciare il segno sullo spettatore con una vostra opera? Questo è il momento giusto per dimostrare cosa sapete fare! Scrivete a horrornight@comingsoon.it e vi invieremo la liberatoria da rimandarci firmata per ogni film, da spedire a:


Horror Night - Coming Soon Television – via A. Allori 9 00142 Roma.

La selezione dei lavori, editi o inediti, sarà fatta a nostro insindacabile giudizio, e i lavori inviati, anche se non andati in onda, non saranno restituiti. Ogni film verrà accompagnato da una scheda sull’autore: inviate dunque anche i vostri curricula, links a siti o blog e le eventuali recensioni ricevute.

Per esigenze di messa in onda il corto dovrà avere una durata massima di 10 minuti e, ovviamente, una certa qualità professionale. Se volete dunque fare vedere i vostri lavori, e dare al pubblico della tv e della rete la possibilità di scoprire il nuovo George A. Romero o il futuro Dario Argento, non siate timidi: vi aspettiamo numerosi e agguerriti, perché l’horror non è morto come vorrebbero i suoi detrattori, e voi potreste anche dimostrarlo!


giovedì 16 ottobre 2008

La nebbia è dentro di noi (The Mist)

Era tempo che aspettavamo un film di genere che sapesse divertire e intrattenere il pubblico in quanto tale, e al tempo stesso trascendesse i limiti degli stereotipi dell’horror per diventare qualcosa di diverso, come accadeva ed accade, ad esempio, coi film di George A. Romero. Il racconto di King– inserito nella raccolta “Scheletri” – è un bellissimo spunto di partenza, ed una delle storie più lovecraftiane dell’autore. Un gruppo di varia umanità dopo una tempesta improvvisa quanto violenta si trova assediato, all’interno di un grande supermarket, da una nebbia scesa a valle dalle montagne, al cui interno si manifestano orribili creature da incubo.
Darabont trasporta visivamente sullo schermo questo mondo, senza rinunciare a calcare la mano sull’effetto shock e su quello che si aspetta e diverte l’appassionato di cinema dell’orrore. Ma va ben oltre, cambiando il finale della storia (con l’entusiastico consenso dello stesso King) e facendone un apologo disperato e pessimista sulla condizione umana in questo mondo. Gli assediati nel market siamo noi, oggi. Così come gli zombie romeriani, come ha sempre dichiarato il maestro di Pittsburgh, siamo noi. Darabont concentra l’attenzione sul paradosso tipico di questo genere di storie: i mostri sono fuori, ma quelli più pericolosi sono proprio quelli all’interno, che in condizioni estreme non tardano a balzar fuori. Gli uomini schiavi della paura e del pregiudizio sono pronti – come la cronaca di questi giorni ci dimostra - a scatenarsi con violenza sui propri simili. (...)

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domenica 25 novembre 2007

Ciak si trema è essenziale

Girando in giro per il web ho scoperto che Ciak si trema - guida al cinema horror è citato nella bibliografia di diversi libri e tesi - oltre che lettura consigliata in alcuni percorsi di studi universitari - pur essendo un libro pensato per chi voglia accostarsi a questo genere per la prima volta e non per gli addetti ai lavori.

Oggi mi sono imbattuto in Encarta - l'enciclopedia on line di Microsoft - che lo segnala tra i testi della bibliografia essenziale alla voce Horror.


che dire ... encartado!


Ringrazio per aver segnalato ai propri lettori Ciak si trema:
Buffymaniac Forum
LA VIDEOTECA di Fulvio Tusa

giovedì 8 novembre 2007

Ciak si trema e i suoi fratelli


Ciak si trema non è l’unico libro scritto da Daniela Catelli, ci sono altri fratelli di penna, altri piccoli gioielli presenti quasi sempre nelle case di chi scrive di cinema.

Il più amato dall’autrice è senza dubbio Friedkin, il brivido dell’ambiguità che rappresenta la prima monografia italiana sul grande regista.
Chi se ne intende afferma che è scritto in modo meticoloso e che è raro trovare libri critici che offrano chiavi di lettura tanto interessanti e affascinanti.

Io invece - che esperto non sono - posso solo garantire che si tratta di una lettura mai pesante da cui traspare tutta la passione e l’amore che Daniela ha per il cinema in generale e per quello di Billy in particolare. Una curiosità: Daniela sotto il letto ha ancora lo scatolone con i VHS di tutti quei lavori di Friedkin introvabili in Italia che le furono spediti dallo stesso regista.

Poi vengono i quasi gemelli L’esorcista 25 anni dopo e L'esorcista, il cinema, il mito, quest’ultimo scritto con Danilo Arona.

Sono due libri snelli che si leggono in un fiato, ricchi di informazioni e curiosità sul film che nei sondaggi rimane l’incontrastato numero uno tra gli horror di tutti i tempi.

Se guardando L’esorcista siete morti di paura vi consiglio di leggerli. Quando lo rivedrete morite ancora di paura ma almeno saprete di che morte state morendo.






Ringrazio film.it per la segnalazione dell'uscita di Ciak si trema.